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MAGGIO-GIUGNO 2008 - Parte 1: Flame of Hope

E' stata come al solito Flame of Hope la prima tappa.

Qui avevamo tantissime meravigliose novità che ci attendevano: i bambini nella nuova casa, la nuova cappellina per la comunità, la ristrutturazione del vecchio edificio retrostante la casa, la riconversione della vecchia sede di "Flame of hope" in scuola per bambini disabili e tanto altro ancora. Siamo arrivati da Calcutta con il consueto volo delle 12,50 ed abbiamo trovato ad accoglierci come sempre Sister Annfrancesca con tre bimbi (noi eravamo in quattro e con l'autista e la suora la macchina era così "al completo").

C’era Anjana, affettuosa ed “appiccicaticcia” come sempre, Meena, dal sorriso luminoso e dall’allegria contagiosa e l’ultimo arrivato, Raju, un piccolo bimbo affetto da sindrome di Down, irrequietissimo ed indisciplinato, arrivato da soli due giorni nella casa di Sister Annfrancesca. Anche per Raju un passato di tribolazioni e di dolore ma anche per lui un futuro che si preannuncia sereno A Flame of hope. Raju che ha circa sette anni è nepalese e, rimasto orfano di entrambi i genitori, era stato “ceduto” dai vicini ad una famiglia che lo impiegava nei lavori domestici ma una volta accortisi del suo handicap lo aveva abbandonato sulla strada. Alcune persone avevano poi segnalato a Sister Annfrancesca il caso e Raju era stato accolto a Flame of Hope dove aveva finalmente potuto riacquistare la sua dignità di bambino.

Attraverso una Siliguri in stato d’assedio, blindata dall’esercito, siamo arrivati dopo avere superato numerosi chek point a Kurseong. Il movimento indipendentista dei Gorkha che rivendica l’indipendenza dal Bengala occidentale di questa estrema regione era sul “piede di guerra” e stava scatenando una offensiva che l’esercito regolare si preparava a contenere (tutto sarebbe poi effettivamente esploso di lì ad una settimana con disordini, violenze e scontri armati e con un durissimo sciopero generale che sta tuttora creando non poche difficoltà alla popolazione locale).

L’arrivo a Flame off Hope è stato emozionante come sempre, con tutti i bambini che, udito l’arrancare della jeep su per la ripida mulattiera si erano messi in gruppo nel piccolo cortile per darci il loro benvenuto.

Anche se il passato ottobre non era poi così lontano ho potuto subito notare tantissimi cambiamenti: la casa dipinta anche esternamente di un bel rosa confetto, l’area giochi attrezzata con scivolo e giostrine, la cappellina (a ottobre avevo potuto vedere solamente i primi due pilastri di cemento armato piantati nel terreno) e dietro la casa, dove c’era il vecchio edificio fatiscente un nuovo stabile, ancora in via di ultimazione dove verrà realizzata la palestra per gli esercizi dei bambini disabili ed, al piano superiore una sorta di piccola guesthouse.

Tutti erano in attesa del “dono” che sapevano avrei portato loro. Ai primi di maggio infatti mi ero recato a Roma per fare benedire dal Papa una statuetta della Madonna che avrei portato a Kurseong a Flame of Hope per l’inaugurazione della cappellina della piccola comunità.Tutti i bambini hanno avuto modo di vedere e toccare la statua che è poi stata portata, dopo la foto di rito, nella chiesetta.Una volta posta nella cappellina la statua della Madonna siamo passati, dopo una indispensabile tazza di the, a vedere tutte le nuove realizzazioni poiché il buio oramai incombeva e soprattutto stava salendo dalla valle un violento temporale pre-monsonico.

Siamo quindi saliti lungo lo stretto sentiero per andare alla vecchia “Flame of Hope” che è stata completamente rivoluzionata. La stanza soggiorno che era posta all’ingresso è stata riconvertita in aula scolastica. Sister Annfrancesca ha tre soli bambini, Karan, Meena e Pavitra che frequentano la scuola regolare ma aveva notato che gli altri ci rimanevano male, si sentivano un po’ esclusi, quando, al mattino questi tre si preparavano e con gli zainetti in spalla partivano per recarsi alla scuola del villaggio.

Da qui era nata l’idea di creare una piccola “scuola” che potessero frequentare anche i bambini ritardati o portatori di handicap

Aveva parlato di questa sua intenzione al Direttore didattico della scuola pubblica e questi si è dimostrato molto interessato al progetto tanto da destinare un insegnante tre volte alla settimana alla piccola scuola di Sister Annfrancesca; la scuola però non è solo per i bimbi di Flame of Hope: è aperta a tutti i bambini disabili e nel giro di poche settimane si è arricchita di tanti altri bimbi del villaggio e dei dintorni che vivono nelle loro famiglie ma che presentano gli stessi problemi.

Ed è una festa per tutti. E’ bello vedere come dal bene nasca il bene, come dalle piccole cose nascano le grandi cose. Nella vecchia casa però c’era anche un locale con il rispettivo bagno che ora rimaneva inutilizzato ed ecco un vecchio progetto di Sister Annfrancesca prendere corpo. Karan e la sorellina Rakhi prima di essere accolti a Flame of Hope, vivevano di accattonaggio con la madre sulla strada. Dopo che i bambini erano entrati a fare parte della “famiglia” di Flame of hope, la madre aveva continuato la sua vita di stenti sulla strada, era una vera “barbona” anche se veniva sostenuta nei suoi bisogni essenziali dalla Suora. Liberandosi il locale nella vecchia sede di Flame of Hope Sister Annfrancesca lo ha adattato alle necessità di una piccola “famiglia”; ora vi sono tre letti e la famiglia è stata riunita! Karan e Rakhi ora sono tornati a vivere con la madre e la madre stessa è stata “assunta” dalla comunità e si occupa della cucina e di altri lavoretti. Ritornati sotto il prevedibile acquazzone alla nuova casa siamo andati a vedere i lavori nel nuovo edificio posto dietro la casa. La Suora ci ha spiegato che restaurare il vecchio stabile sarebbe stato troppo costoso e dispendioso e così si era privilegiato il progetto di demolirlo completamente e di ricostruire. Al piano terra trovano posto due locali che verranno adibiti il più grande a palestra per la rieducazione e per le ginnastiche riabilitative dei bambini che necessitino di tali trattamenti ed un piccolo ambulatorio da utilizzare per quando arriva il medico (e con tutti i problemi di questi piccoli arriva spesso…). I locali sono ancora al rustico perché, finiti i fondi, i lavori si sono dovuti fermare in attesa di nuovo “ossigeno”. Inutile dire che abbiamo subito “riaperto” la valvola dell’ossigeno con un versamento effettuato immediatamente al nostro ritorno in Italia. Ora si tratterà di valutare un po’ la spesa che comporterà l’acquisto delle attrezzature di cui dotare questa palestra.

Al piano superiore sono state realizzate due stanzette, con i relativi servizi igienici, che verranno utilizzati da chi verrà a visitare la comunità. Fra i lavori ancora da realizzare (e da finanziare…) ci sarebbe la sistemazione dell’orto per ricavarne uno simile a quello di Flame of Hope, con le aiole delimitate da cordoli in cemento e l’impalcatura metallica che possa sorreggere il telo di plastica che trasforma il tutto, durante la stagione inclemente, in una bella serra. Essendo relativamente vasto l’appezzamento di terreno da destinare a quest’uso, potrebbe rappresentare anche una fonte di guadagno per la piccola comunità. Altro indispensabile e ben più costoso lavoro è il prolungamento del muro di cinta lungo tutto il perimetro della proprietà in quanto l’attuale malconcia rete non rappresenta una valida difesa da eventuali “intrusi”. Ciliegina sulla torta, un piccolo muretto, di una quarantina di centimetri, da realizzare alla base della scarpata piantumata a thè, per impedire smottamenti sul terreno dell’orto. Il temporale che si era annunciato con lampi e tuoni era arrivato assieme al buio e non poteva mancare la classica interruzione dell’energia elettrica così che, dopo una veloce cena a lume di candela, ci siamo ritirati per un meritato sonno ristoratore. L’indomani mattina, sveglia presto, verso le sei (qui i ritmi sono ancora arcaici, scanditi e regolati dalla luce del sole e dalle tenebre) perché alle sei e mezza è atteso Fra Abraham, l’ottantacinquenne Padre Gesuita canadese che è stato sempre un validissimo aiuto per Sister Annfrancesca e che è un po’ “l’angelo custode” di Flame of Hope. Questo infaticabile missionario ha dedicato tutta la sua vita agli esuli nepalesi, fondando case di accoglienza, centri di avviamento professionale, scuole ed ora, messo a riposo per “raggiunti limiti di età”dai suoi superiori, ha messo tutta la sua esperienza e le sue doti di grande organizzatore a disposizione di Sister AnnFrancesca e della sua opera. Questa mattina ci sarà la messa, la benedizione della nuova Cappellina e della Casa (Sister Annfrancesca ha voluto aspettare noi per l’inaugurazione ufficiale e ciò ci ha fatto indubbiamente molto piacere) ed una sorpresa…”speciale”. Ci vuole poco per sapere qual’è questa sorpresa: è la stessa Sister AnnFrancesca a dirmelo portando in braccio la piccola Aisha vestita con un bellissimo abito bianco “della festa”; Dopo la cerimonia, torta per tutti e quindi di corsa verso l’aeroporto perché il volo per Guwahati è alle undici e cinquantacinque ed è meglio arrivare con un po’ d’anticipo. L’essersi messi in auto con un buon anticipo è stata una decisione saggia perché ci attendono delle code chilometriche dovute alle colonne di camion dell’esercito che salgono verso Darjeeling e che trovano non poche difficoltà ad incrociare altri mezzi nelle strette stradine di montagna. Ci si aggiunge anche la foratura di un pneumatico che erode ulteriormente il tempo a nostra disposizione. Ma tutto va bene ed arriviamo all’aeroporto giusto in tempo per il security check. Un abbraccio alla meravigliosa Suor AnnFrancesca e la promessa che ci impegneremo al massimo per sostenere tutti i suoi sforzi.


KAL ONLUS - Foto Diario