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26 Febbraio - 9 Marzo 2012

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RELAZIONE SULLO STATO DEI PROGETTI

Il viaggio che mi appresto a fare è per me estremamente importante. Dopo il delicato intervento cardochirurgico subito lo scorso giugno è questa un po' la "prova del nove" che tutto va bene. Non mi era mai capitato finora di mettere alla prova la mia resistenza fisica e psicologica e questa è l'occasione giusta.
A dicembre avevo preferito "passare la mano" ed il giro di controllo dei progetti era toccato ad Antonio e Francesco che ci avevano poi relazionato sullo stato dei vari lavori.
Ora siamo in tre: Lino, suo fratello Luca ed io.
La partenza sempre da Malpensa con volo Emirates, scalo modello toccata e fuga a Dubai (il nostro volo, già in forte ritardo, a causa del traffico intenso viene lasciato in rotta di attesa per più di mezz'ora) ma tutto comunque va per il meglio ed alle 7,50 tocchiamo il suolo di Calcutta.
Non ostante la sosta a Dubai sia stata brevissima i bagagli arrivano senza problemi. Tutto qui è sereno, anche il doganiere che registra la mia carta d'ingresso, vedendo i numerosi visti per l'india sul mio passaporto mi chiede con un sorriso se l'India sia la mia seconda patria: gli rispondo di si.
Il mio rapporto con l'India è uno stranissimo rapporto di amore-odio; amore per tutto ciò che di bello ti offre in sorrisi, colore, musiche,sensazioni, panorami, odori, emozioni, spiritualità, interiorità ed odio per il contrario di tutto questo che costantemente e contemporaneamente ti riversa addosso: arroganza, rumore, dolore, puzze nauseabonde, frastuono, frenesia, caos insopportabile.
I miei timori che la vicenda dei due marò trattenuti in Kerala potesse influenzare i rapporti con gli italiani si rivelano assolutamente infondati.
Proprio per "dosare" le forze e limitare al massimo la fatica i primi giorni verranno spesi qui a Calcutta a lavorare con Teresa.
Vi sono solo un paio di impegni oltre al lavoro a Kalighat-Prem Dan: la visita alle Suore Ferrandine ed ai bambini della scuola di Loyola.
Dal momento che Sister Molly, la Superiora regionale delle Suore Ferrandine è disponibile ad incontrarci solamente oggi, 27 febbraio (l'indomani dovrà recarsi a Guwahati per una quindicina di giorni)) è giocoforza inserire questo impegno nel primo giorno.
Una rapida doccia per lavare la stanchezza del viaggio e siamo già in taxi alla volta di Howrah, la città gemella di Calcutta sull'altra sponda del fiume Hogly.
Qui, in Ichapur road, a Maayer Asha la casa-madre delle Suore Ferrandine in Bengala, abbiamo appuntamento con Sister Molly che ci accoglie con il consueto calore e premura; dopo una bella tazza di rigenerante "red tea" montiamo in macchina alla volta di Bandel.
Qui visiteremo oltre alle bambine ospiti della Ferrando House, acquistata alcuni anni fa con il finanziamento di Kal, ancheil nuovo asilo per i bambini di strada di cui stiamo faticosamente cercando di portare a compimento il finanziamento ed il famoso brick field, il campo di mattoni, l'ultimo progetto nato in ordine di tempo che prevede l'assistenza ad una ventina di bambini che vivono in uno slum accanto ad una fornace alla periferia nord di Bandel.

Il viaggio verso Bandel dura ben più della solita ora e un quarto perché l'autista con una incomprensibile mossa a sorpresa abbandona quasi subito l'Autostrada per Delhi per seguire la strada normale che, attraversando tutti i paesi è molto più trafficata.
L'arrivo alla Ferrando House è preceduto da una sosta dal gelataio per acquistare gelati per tutte le bambine.
L'accoglienza è come al solito festosa ed anche il programmino ricalca lo schema usuale: coro delle bimbe, balletto delle bimbe più piccole, balletto delle grandi, coro finale.
Applausi
Gelato (finalmente! Si stava sciogliendo)
Ora che è finita la parte "ufficiale" con tanto di collane di fiori e foto di prammatica, possiamo giocare e scherzare con le bambine che si "sciolgono"un po' come i gelati e possono mostrare i loro lati più genuini e la loro gioiosa serenità.
Ci rechiamo quindi per una visita al Santuario di "Nostra Signora di Bandel", uno dei più importanti Santuari Mariani dell'India, costruito più di 400 anni fa dai portoghesi che utilizzavano il porto di Bandel per i loro commerci.
Alla fine, dopo un rapido pranzo ed una visita ai lavori dell'asilo, oramai molto avanzati, ci rechiamo in macchina al brick field.
Dista circa dieci minuti e quando arriviamo e scendiamo dall'auto è un pugno secco nello stomaco.
Sono abituato, a Calcutta, a vedere scene di povertà, miseria e degrado ma questi bimbi e bimbe, dai capelli arruffati e sporchi, dai vestiti laceri ed impolverati sono veramente il ritratto della disperazione.
Polvere ovunque, quella polvere rossiccia finissima che ti si infila dappertutto che ti fa tossire ad ogni accenno di respiro.
Le domande più assurde o semplicemente più naturali di fronte a questo spettacolo ti investono con la violenza di uno tsunami e fatichi a reggere: siamo tutti figli dello stesso Dio?
Siamo tutti figli dello stesso Dio: viviamo povertà diverse.
Gli sguardi di curiosa diffidenza pian piano si stemperano in accenni di sorrisi che esplodono in risate e grida di gioia quando scattata qualche foto mostro il display della macchina con le loro immagini.
Il ghiaccio è rotto e come per miracolo i bambini iniziano ad aumentare: è il momento delle caramelle, che per questi bambini sono merce rara.
La suora che ci ha accompagnati assieme a Sister Molly ci spiega qual è il loro programma con questi bambini.
Per ora le suore vengono qui una volta alla settimana, generalmente di domenica e li intrattengono con canti e qualche gioco, portando loro anche qualcosa da mangiare.
Una volta conquistata la fiducia loro ma soprattutto delle famiglie, è intenzione di utilizzare alcune aule dell'edificio dell'asilo per fare un po' di scuola a questi bambini.

Naturalmente la mensa , gratuita, sarà la punta di diamante di questo progetto che permetterà di "agganciare" questi bambini "sganciandoli" dallo sfruttamento al quale sono attualmente costretti (molti di loro sono impiegati nella realizzazione dei mattoni).
Per raggiungere questo obbiettivo è necessario che le famiglie comprendano però l'importanza che la scuola riveste nel futuro dei loro figli; solo allora riusciranno ad avere la forza di dire no a chi sfrutta i loro bambini e le famiglie stesse dovranno venire supportate anche economicamente.
E' un progetto molto bello, tutto da scrivere, lentamente ma con decisione.
Al ritorno a Calcutta troviamo ad accoglierci la mitica Teresa reduce dalla sua intensissima giornata di lavoro al Kalighat-Prem Dan.
L'indomani dopo la messa in Mother House ed un velocissimo breakfast (praticamente un the, in quanto la banana e l'uovo sodo vengono messi da parte per il pranzo) trotterellando dietro la granitica Teresa raggiungo il taxi che ci porterà a Prem Dan.
Quando circa tre anni fa il Kalighat o Nirmal Hriday, la prima casa fondata da Madre Teresa, venne chiuso per improcrastinabili lavori di ristrutturazione, tutti i malati lì ricoverati vennero "trasferiti" in alcuni locali abbandonati di Prem Dan, un'altra delle case fondate dalla Beata Madre Teresa di Calcutta.
Teresa, dopo i primi giorni di comprensibile disorientamento, si rimboccò le maniche e da quella grande organizzatrice che è, tirò fuori un qualcosa di veramente bello: una saletta per le medicazioni perfettamente organizzata con lettino, armadietti con cassetti e scatole (rigorosamente etichettate), sterilizzatrice per i ferri ed autoclave per garze e bende ed altro ancora. Nel corridoio che porta ai due stanzoni di degenza alcuni poster delle dolomiti che di tanto in tanto fissa con malcelata nostalgia.
Ma la sua vita ora è qui.
Sino a sabato avrò l'opportunità di affiancare Teresa nel suo insostituibile lavoro.
I pazienti di questo Kalighat-Prem Dan sono un po' gli stessi di Kalighat-Nirmal Hriday: ferite, ustioni, denutrizione, abbandono, piaghe, vermi.
Sembra impossibile come certi individui possano ridursi in queste condizioni, letteralmente divorati dai vermi nell'indifferenza generale.
Tra tutti i circa quaranta ospiti di Kalighat – Prem Dan uno ha lasciato un segno incancellabile: Amballah, dieci anni o poco più, una schiena martoriata da cicatrici che raccontano una storia di frustate e di bruciature, due occhi di un nero luminosissimo, un piede con alcune dita tranciate dal treno (motivo del ricovero a Kalighat). Questo bambino che oramai della vita ha già conosciuto tutte le brutture, ha un carattere veramente "difficile" ed il momento dell'iniezione diventa un vero e proprio corpo a corpo con Teresa degno di un incontro di wrestling ma non ostante i morsi e gli sputi Teresa alla fine riesce sempre vittoriosa e la caramella che esce improvvisamente dalla tasca del grembiule sigilla la pace fra i due. Ciò che più colpisce in questo bambino sono gli occhi, nerissimi, che sanno trasmettere lo stato d'animo del momento: diffidenza, supplica, odio, sfida, sentimenti tutti che non dovrebbero essere della sua giovane età.

Teresa è però riuscita a tirare fuori dal cilindro della sua umanità la mossa vincente per strappare un sorriso ad Amballah: è bastato un peluche di Winnie the Pooh per fare affiorare il bambino con il suo gioioso sorriso.
Giovedì, dopo la mattinata trascorsa a Kalighat-Prem Dan, con Teresa, Lino e Luca ci troviamo a Kalighat Nirmal Hriday e, con l'ambulanza delle suore carica fino all'inverosimile andiamo alla scuola di Loyola.
Qui, allineati nel cortile ci attendono già da un po' i bambini ai quali portiamo in regalo, per la fine dell'anno scolastico, palloni da basket , peluches e bambole e per le loro famiglie delle coloratissime stuoie in materiale plastico, il tutto in una resistente borsa di tela plastificata, a questo aggiungiamo le magliette che gli oratori di Cantù ci hanno voluto regalare e che abbiamo portato con noi.
Il sabato mattina, dopo la messa ed il breakfast ci dirigiamo al "domestic airport", l'aeroporto da dove partono i voli interni per raggiungere, nella tarda mattinata l'aeroporto di Bagdogra con il volo della Jet Airways.
Qui troviamo ad attenderci Sister Annfrancesca con Ciacciù che si accorge di noi sin da lontano ed inizia a chiamarci a gran voce.
Sister Annfrancesca è venuta a prenderci con la piccola Maruti ed è lei stessa che guida con decisione e risolutezza nel caotico traffico di Siliguri.
Dopo una quindicina minuti siamo a Maranatha, accolti dalle feste di tutti i bambini in quanto le scuole non sono ancora iniziate e tutti sono ospitati in questa casa.
Dopo un rapido lunch siamo nuovamente in macchina (questa volta però guida l'autista) e per la ripida strada che fra splendidi giardini di thè si inerpica su per le hills, raggiungiamo Kurseong.
Qui ci aspettano un po' di novità.
Flame of hope cresce e crescono anche i bambini e di conseguenza sorgono alcuni problemi.
Raju è in piena adolescenza e così pure Shanti, Raki e Manisha ed a voltela gli ormoni creano qualche problema.
L'idea di Sister Annfrancesca è di spostare la scuola a Siliguri e questa soluzione consentirebbe uno svolgimento più lineare delle lezioni, senza dovere temere le interruzioni legate ai disordini ed agli scioperi per la questione dell'indipendenza del Gorkhaland, la vecchia scuola (la prima sede di Flame of Hope) diventerebbe la casa per i maschi più "grandicelli" che non possono, a causa delle proprie disabilità, frequentare la scuola; per questi ragazzi verrebbero organizzati dei corsi professionali per sfruttarne e valorizzarne le manualità.
A Mary's Sanctuary, con le medesime finalità, verrebbero ospitate le ragazze con gli stessi problemi .
A Maranatha, la casa di Siliguri, troverebbe posto la scuola ed una sorta di "noviziato" per le ragazze che volessero unirsi a Sister Annfrancesca ed Usha, nella loro "avventura".
L'ala che le ospiterà è quasi ultimata, sono una decina, come mi anticipa Sister Annfrancesca e verranno qui a lavori ultimati per vedere se è questa la loro strada.

Nel vasto prato che separa la scuola(ricavata nella ex chiesa del Pastore, precedente proprietario) pascola una bella mucca nera con il suo vitellino. E' "KAL" come si evince dalla targa posta sopra la tettoia che funge da stalla e fornisce alla comunità una ventina di litri di latte al giorno.
La volta scorsa avevo lasciato i soldi a Sister Usha perché provvedesse all'acquisto della vacca ed avevo anche espresso la scelta del nome: sono stato accontentato.
Anche alcune caprette brucano l'erba attorno e tutto concorre a dare una sensazione di pace e di serenità.
Andiamo ora a visitare quello che scherzosamente io chiamo il campo dei desideri.
E' il vasto terreno di cui abbiamo finanziato l'acquisto lo scorso anno. Qui il programma, o i programmi, sono tutti da scrivere nel senso che le idee sono tantissime ma mancano, allo stato attuale, di copertura finanziaria. Flame of Hope già così come è assorbe parecchie risorse solo per mantenimento ordinario ed è a questo capitolo di spesa che noi di Kal dobbiamo dare assoluta precedenza.
Tutto quello che dovesse avanzare verrebbe impiegato per dare corso agli altri interventi.
Questi sono la realizzazione di una scuola per i bambini del vicino slum, disabili e non; qui la gente che ha in casa un bimbo disabile tende a tenerlo con se, a non abbandonarlo, come spesso accade sulle hills (colline) però accetterebbe di buon grado che il piccolo durante la giornata venisse accudito, nutrito e, ove possibile, istruito.
Un'altra iniziativa che potrebbe trovare spazio su questo terreno potrebbe essere un piccolo dispensario per i poveri di Siliguri, ove prestare un servizio di dressing e distribuzione gratuita di farmaci.
Un centro professionale da affiancare alla scuola per quei ragazzi che, non avendo le capacità o l'orientamento per la scuola volessero imparare un mestiere per affrontare con un bagaglio d'esperienza il mondo del lavoro.
Le idee sono tante ma tutto viene pesantemente condizionato, in questo momento, dalla situazione economica e dalle conseguenti disponibilità di risorse.
La domenica mattina ci aspetta un altro appuntamento che attendo con ansia: con Sister Annfrancesca andremo a visitare alcune famiglie di "spacca sassi" e poi faremo un giretto lungo il fiume per vedere come vive e lavora questa povera gente.
Qui da noi, e credo in gran parte del mondo civilizzato, la ghiaia la si ottiene con appositi macchinari che triturano pietre più grosse in altre più piccole.
Qui no.
I sassi più grossi vengono frantumati in pietre più piccole per mezzo di un pesantissimo cilindro di ferro.
Il peso di questo attrezzo si aggira attorno al chilogrammo. Dalla mattina alla sera, colpo dopo colpo, questa gente solleva quintali e tonnellate, senza sosta, senza prospettive, senza speranza.
Quando poi questa "gente" sono bambini di sei-sette anni tutto diventa scandaloso ed inaccettabile. Il progetto di Sister Annfrancesca, che noi sin da ora abbiamo incondizionatamente accettato di supportare, è quello di fornire ad un po' di queste famiglie, specie a quelle con maggiori difficoltà perché ad esempio hanno un bimbo disabile in famiglia, un pacco viveri mensile composto da dieci chili di riso, cinque di "dal" (le lenticchie rosse, base proteica della dieta di questa povera gente), un chilo di zucchero, un litro di olio eccetera così da alleggerire il bilancio familiare e fare in modo che almeno i bambini più piccoli non siano costretti ad andare a lavorare sul greto del fiume, ma possano andare alla scuola di Sister Annfrancesca dove troverebbero anche un'alimentazione più ricca e completa.
E' un micro-progetto, la spesa per ogni famiglia aggirandosi attorno ai 17 euro al mese, ma tanti micro-progetti possono fare un macro-progetto: liberare quanti più bambini possibile dalla schiavitù del lavoro di spacca sassi. Per quest'anno una coppia di sposi ha voluto rinunciare alle bomboniere e destinare quanto avrebbero speso, alla realizzazione di questo progetto. Credo sia un modo fantastico di ricordare il giorno più bello!
Il lunedì è il giorno dei saluti e la certezza che non è altro che un arrivederci è l'unica consolazione al distacco da questi meravigliosi bambini e dai loro "angeli custodi".
Il volo della Spice Jet ci porta in poco meno di un'ora a Guwahati dove ci aspetta Sister Maria, Superiora regionale delle Missionaries of Christ Jesus, di ritorno da un viaggio in Cina a visitare le missioni che quest'Ordine ha in quella nazione.
La cordialità è quella di sempre, la strada, trafficatissima , anche.
Senza indugi ci dirigiamo verso Tura facendo solamente una sosta a Mendal dove abbiamo modo di salutare Sister Rebecca che ci relaziona sul bellissimo progetto per la formazione di personale sanitario da inviare, con una dotazione di farmaci e presidi sanitari, nei vari villaggi sparsi sulle montagne.
Per la prima parte dell'anno questo progetto ha già la copertura finanziaria che avevamo fornito verso la fine dello scorso anno.
E' un bellissimo progetto che finanzieremo sicuramente anche quest'anno.
Arriviamo a Tura verso le 22 ed il letto è l'unica soluzione possibile.
L'indomani mattina la prima visita è per la scuola di Balamagre. Questa bellissima scuola, che ospita circa 450 fra ragazzi e ragazze dalla prima alla decima classe, è stata costruita con il contributo di Kal.
Accanto alla vecchia scuola sorgeva un centro professionale riservato a quei ragazzi e ragazze non portati per lo studio ma che desideravano comunque imparare un mestiere con cui immettersi sul mercato del lavoro.
Terminata la nuova scuola si è quindi iniziato a pensare anche a realizzare un nuovo centro professionale che si è iniziato a costruire un paio d'anni fa. Ma i fondi, ultimato il piano terreno, erano terminati e tutto era stato bloccato.
Lo avevamo trovato così lo scorso anno ed avevamo contribuito alla ripresa dei lavori che, possiamo constatare ora, sono arrivati al solaio dell'edificio. Ancora un "piccolo" sforzo ed anche quest'opera potrà essere terminata. Vedremo, rassicuro la preside, Sister Jane, che cosa riusciremo a fare con la contrazione degli introiti con cui anche la nostra Associazione deve fare i conti a causa della crisi economica.
Da qui al lebbrosario di Tura impieghiamo una mezz'ora e lì troviamo ad attenderci la "grande" Sister Guadalupe, oramai ottantottenne che non dimostra minimamente il peso degli anni.

La comunità dei lebbrosi ci attende per il consueto saluto di benvenuto e per la distribuzione extra di riso, dal e zucchero che viene fatta ogni volta che veniamo alla leper colony.
Il mantenimento del lebbrosario è oramai da parecchi anni uno dei progetti "fissi" di Kal e lo sarà finchè vi sarà un solo lebbroso: questa è la promessa che avevamo fatto negli anni scorsi a Sister Guadalupe.
Nel pomeriggio ci aspetta l'incontro con Sister Maria per parlare un po' del boarding di Maweit e del dispensario, che hanno creato non pochi problemi.
Questa volta, proprio a causa delle mie condizioni di salute, non abbiamo potuto recarci a Maweit (la visita a questi progetti avrebbe comportato altri due giorni di viaggio su strade pessime) ma possiamo comunque parlare dei problemi riguardanti queste due strutture.
Il boarding, l'ostello, è stato inaugurato a dicembre alla presenza di Antonio e Francesco ma non è ancora perfettamente e completamente operativo. Le ragazze verranno trasferite in via definitiva solamente verso la fine di aprile di quest'anno.
A questo punto verranno realizzati alcuni lavori che permetteranno di rimediare alla cattiva qualità del lavoro svolto dal costruttore del dispensario (in pratica andranno rifatti gli intonaci e parte della copertura del tetto); questi lavori, che comporteranno una spesa di sei-settemila euro e che noi ci eravamo rifiutati di pagare, verranno sostenuti economicamente dalle Missionaries of Christ Jesus.
Terminati i lavori il dispensario inizierà a funzionare così come era stato definito negli accordi iniziali.
Non mi resta che prendere atto di quanto mi viene assicurato, confermando però la mia intenzione, nel prossimo viaggio, di recarmi a Maweit per una doverosa verifica.
Per evitare una levataccia il giorno successivo, decidiamo di scendere a valle in serata e dormire a Mendal: sarà molto più comodo raggiungere Guwahati l'indomani.
Al mattino sveglia alle sei, Messa a lume di candela perché manca l'elettricità ma così tutto è estremamente suggestivo! Breakfast e, salutata Sister Rebecca, ci dirigiamo all'aeroporto di Guwahati.
A Calcutta il pomeriggio del giovedì trascorre nei preparativi per il ritorno, venerdì approfitto dell'ultimo giorno per andare con Teresa a lavorare al Kalighat-Prem Dan.
Venerdì siamo all'aeroporto di buon'ora, stanchi ma estremamente "carichi".
Quando l'aereo della Emirates decolla e con un'ampia virata mostra l'immensità della città sottostante, non posso fare a meno di pensare agli occhioni neri di tutti gli Amballah che ho lasciato qui e per i quali lavorerò con rinnovato impegno e passione nei mesi che mi dividono dal prossimo viaggio.


KAL ONLUS - Foto Diario