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13-25 OTTOBRE 2013

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RELAZIONE SULLO STATO DEI PROGETTI
13-25 OTTOBRE 2013

Viaggio come al solito breve ed intensissimo. Nell’arco di una dozzina di giorni andremo a Shillong, Maweit, Guwahati, Siliguri, Kurseong e Calcutta.
E’ dal novembre dello scorso anno che non ci rechiamo a visitare questi progetti e tutte le notizie che sono riuscito a raccogliere nel frattempo mi sono arrivate tramite mail e per interposta persona. A giugno, quando tutto sembrava pronto per effettuare il consueto viaggio pre-estivo, i capricci del mio cuore hanno mandato tutto all’aria. Ora sembra tranquillo ma soprattutto la voglia di andare è arrivata ad un tale livello che danneggerebbe di più il mio cuore il rimanere a casa…
E’ molto importante che riusciamo a parlare con due persone in particolare: Sister Maria, superiora regionale delle Missionaries of Christ Jesus e Padre Arul, regionale dei Gesuiti da cui dipende il progetto del boarding di Maweit. A causa degli impegni inderogabili dei due il nostro viaggio verrà impostato in modo tale da permetterci di prendere entrambi i piccioni con una fava.
Siamo in sei: Antonio e Loredana che già ben conoscono la realtà di Maweit e di Tura, Francesco che manca agli appuntamenti da un paio d’anni ma resta comunque il più “vecchio” dei miei compagni di viaggio, Stefano che mi aveva accompagnato l’ultima volta a novembre dello scorso anno e che ora è accompagnato dalla sorella Cristina vera neofita per cui tutto qui in India è nuovo.
Abbiamo pregato Sister Maria di procurarci un’auto con relativo autista prima di tutto per essere più indipendenti e poi perché il viaggio con il “Bolero” delle suore sarebbe risultato drammatico a causa del numero dei passeggeri.
E così troviamo ad aspettarci all’aeroporto di Guwahati un indiano super fisicato, dall’aspetto terrifico ma dai modi gentili: Krishna. E’ con lui anche la moglie e la piccola figlia che ci lasceranno poi a Shillong.
Trascorsa la notte nella casa delle Missionaries of Christ Jesus, l’indomani mattina dopo la visita al Don Bosco Museum, la meravigliosa opera dei Salesiani che raccoglie le testimonianze di tutte le tribù degli stati del nord est, partiamo alla volta di Maweit.
Il primo tratto, da Shillong a Nongstoin è un continuo cantiere. Si sta realizzando una strada decisamente più larga e, ove possibile, con meno curve.
Da Nongstoin in poi invece è il solito disastro.
Siamo per giunta alla fine della stagione monsonica e quindi l’acqua torrenziale ha messo a nudo l’ossatura della strada su cui deve arrangiarsi ad avanzare il nostro fuoristrada. L’ideale per chi soffre di stomaco.
Verso sera comunque arriviamo a Maweit accolti dal sorriso sincero dell’anziana Sister Ellen, superiora di questa casa.
Domani lo spenderemo tutto a Maweit; ci aspetta l’incontro con le ragazze ed i ragazzi della scuola, la visita al boarding delle ragazze, oramai completamente operativo, e la visita al dispensario.
Nel pomeriggio andremo a visitare il “Camino village”, un villaggio nella foresta ad una ventina di minuti dalla missione realizzato dalle Missionaries of Christ Jesus con il denaro di un lascito, successivamente andremo sulla collina adiacente a quella su cui sorge la casa delle missionarie per vedere il terreno dove sorgerà il boarding dei ragazzi. Alla sera, nella sala studio del boarding delle ragazze le stesse ed i ragazzi ci hanno preparato uno spettacolino di canti e balli.
Giovedì 17 ottobre: colazione verso le 8 perché alle 9 siamo attesi nel piazzale della scuola dall’intera scolaresca e dagli insegnanti. Sono circa 450 i ragazzi e le ragazze che frequentano questa scuola e che vi giungono da una quarantina di villaggi (Maweit è in una posizione strategica in questa zona delle West Kashi Hills ed è questo il motivo per cui anche il suo mercato, che si tiene ogni settimana, in un giorno sempre diverso, è di grande importanza). Gli alunni per i quali il tragitto scuola-casa è troppo impegnativo, utilizzano il boarding, l’ostello.

Nei prossimi giorni gli insegnanti avranno l’incontro annuale con i genitori degli alunni ed è tutto un fermento per preparare un saggio con cui i ragazzi presenteranno ai genitori parte delle abilità acquisite. Assistiamo a qualcuna di queste performances e dopo i ringraziamenti di rito lasciamo tutti al loro lavoro ed andiamo a visitare il boarding delle ragazze di cui Kal aveva co-finanziato la metà dei lavori assieme ad un’organizzazione no-profit spagnola.
E’ un lavoro eccellente. Al piano superiore una vasta camerata con un’ottantina di letti; due bagni notturni per le “emergenze” (i bagni veri e propri sono staccati dall’edificio del boarding), ed una stanza-infermeria in cui fare dormire le bambine malate. Al piano terra un vasto locale per lo studio e l’intrattenimento ed altri locali di minori dimensioni come quello in cui sono tenute le cassette personali di ogni ragazza: tutte rigorosamente sigillate da grossi lucchetti. Sister Ellen ci spiega questo aspetto che ci ha colpito particolarmente. Le ragazze che vengono dai villaggi dell’interno sono abituate ad una vita assolutamente in comune e ciascuno prende ciò di cui ha bisogno. Qui ogni ragazza ha i propri oggetti ed i propri valori e chi arriva per la prima volta necessita di un po’ di tempo prima di abituarsi ed adeguarsi al concetto di proprietà privata. Una scala conduce poi al piano seminterrato dove si trova la cucina ed il locale refettorio.
Veramente una bella realizzazione.
Da qui passiamo alla visita del dispensario che finalmente dopo un lungo periodo di inattività prima e di mal utilizzo poi sembra sia iniziato a funzionare come si deve.
Ora il collegamento con la rete elettrica è stato realizzato e tutte le attività del vecchio dispensario sono state trasferite in questi locali. Bagni, locali di degenza, sala per le riunioni di istruzione sanitaria e sala parto sono tutti funzionanti. E’ chiaramente la sala parto il fiore all’occhiello della nuova struttura. Troneggia un lettino ginecologico con i relativi cosciali ben diverso dal tavolaccio di legno che costituiva l’unico arredo nel vecchio dispensario. Sister Ellen con orgoglio ci mostra tutti i suoi “tesori”: ferri, bacinelle, la ventosa “…arrivata dalla Germania” come ci puntualizza fiera. Il locale farmacia racchiude in grossi armadi di ferro un vero e proprio tesoro di farmaci, antimalarici soprattutto, che difficilmente la gente potrebbe permettersi ma che qui vengono somministrati gratuitamente.
Il problema principale del dispensario che nei mesi passati aveva creato non pochi attriti fra noi e queste suore era il non utilizzo o meglio il mal utilizzo o l’utilizzo parziale di una struttura faraonica che era venuta a costare una cifra esageratamente alta (114.000,00 €) e che se costruita con criteri più realistici e commisurati alle reali esigenze del luogo, avrebbe assorbito meno della metà delle risorse.
Purtroppo la precedente superiora che aveva richiesto una tale struttura promettendone un utilizzo pieno ed un elevamento delle funzioni a quelle di un quasi-ospedale, non è stata rieletta e quindi noi ci siamo trovati a chiedere conto di tale cattiva operazione ad un’altra superiora, che nulla aveva a che fare con questi errori e con la quale avevamo sempre avuto ottimi rapporti.
Avevamo chiesto di potere utilizzare tale struttura come boarding per i maschi ma tale idea, che a noi sembrava estremamente realistica si è dimostrata irrealizzabile in quella realtà locale per problemi burocratici.
Inoltre il dispensario/ostello per i maschi sarebbe stato troppo vicino a quello delle femmine e quindi il timore che mettere la paglia vicino al fuoco potesse accendere incendi di cui poi le suore avrebbero dovuto rendere conto alle famiglie spaventava non poco le sisters.
Poiché però una soluzione c’è sempre e si tratta talvolta solo di cercarla con pazienza, dopo un periodo di tensioni ed uno scambio di e-mail non proprio tutte morbide, ecco saltare fuori quella che è la soluzione definitiva che ci soddisfa perché permette di avere il dispensario operativo e di utilizzare al cento per cento l’intero edificio. Il piano terreno verrà riservato al dispensario mentre al piano superiore verrà realizzato un centro professionale del tipo di quello creato a Balamagre accanto alla nuova scuola. Così le ragazze ed i ragazzi non portati per lo studio potranno seguire qui dei corsi professionali. Sono già arrivate una ventina di macchine per cucire ed arriveranno i telai.
Per noi il problema è chiuso. Di più non si poteva ottenere da questa ingarbugliata situazione.


Ora Maweit ha il nuovo dispensario, le ragazze hanno il nuovo boarding …. e i ragazzi?
I ragazzi continuano a vivere nel loro vecchio boarding, una struttura più simile ad un porcile che ad un ricovero per esseri umani. Va bene che in Meghalaya vige il matriarcato ma qui la differenza è decisamente troppa ed ecco perché abbiamo deciso di fare qualcosa ed è questo il motivo per cui oggi incontreremo padre Robert, il gesuita parroco del villaggio e domenica il suo superiore Padre Arul, regionale dei Gesuiti a Guwahati.
Fuori dal dispensario alcune donne ci aspettano per ringraziarci di quanto abbiamo fatto per loro con la costruzione del dispensario (sa un po’ di incontro organizzato ma è bello comunque) e ci invitano a visitare il loro villaggio, una ventina di minuti a piedi nella foresta da qui, realizzato dalle Missionaries of Christ Jesus su un terreno che era stato donato loro.
Ci rechiamo dopo pranzo e con una bella passeggiata nella rigogliosa foresta dopo una ventina di minuti raggiungiamo le prime capanne del “Camino village”. I bambini che sulle prime ci spiano dalle porte socchiuse, al comparire delle caramelle ci si riversano addosso e ci sommergono con la loro allegria. Abbiamo portato con noi anche un po’ di materiale scolastico, penne, gomme ecc che serviranno a quei bimbi che frequentano la locale scuola governativa (classe I – II – III).
Davanti alla scuola, chiusa per la vacanza della puja i ragazzi ci organizzano canti e balli home-made.
Inizia a calare il sole e così ci affrettiamo perché dobbiamo vedere ancora con la luce il terreno che i Gesuiti hanno destinato alla costruzione del boarding per i ragazzi.
La zona di Maweit è collinare: il villaggio si estende lungo la strada che porta alle miniere mentre su una vicina altura sorge la scuola, il dispensario, il boarding delle ragazze, la chiesa e l’attuale boarding dei maschi. Al di là di tale altura, superata una valletta dove si può scorgere ancora la capanna del vecchio parroco, il sentiero si inerpica sino a raggiungere la sommità di un rilievo dove è stata costruita la nuova casa parrocchiale ed è a poche decine di metri da questa che è stato individuato il terreno su cui costruire il nuovo boarding dei ragazzi.
Certo che guardando questo terreno si capisce come si sia voluta creare una solida “zona di sicurezza” fra maschi e femmine con il risultato che alle ragazze basteranno pochi passi per raggiungere dal boarding la scuola mente i ragazzi avranno un percorso ben più lungo.
Accenniamo a Padre Robert, il parroco, quello che diremo al suo superiore domenica prossima: la situazione economica in Italia non è delle migliori ed anche i versamenti a Kal sono diminuiti.
E’ calata di conseguenza la capacità di sponsorizzare della nostra Associazione.
Da parte nostra cercheremo con tutto l’impegno possibile nuovi canali per finanziare questo progetto ma potrebbe rendersi necessario o un ridimensionamento del progetto stesso o l’individuazione, un po’ come è successo con il boarding delle ragazze di un co-finanziatore.
Una tazza di the sigilla il nostro accordo e la nostra conversazione scivola su temi più frivoli.
Alla sera, dopo cena ragazzi e ragazze ci offrono un bellissimo spettacolino di canti e balli, tradizionali e moderni.
Prima di ritirarci nelle camere per il meritato riposo notturno andiamo a trovare i ragazzi nel loro attuale boarding per consegnare loro alcune magliette che sono state donate dagli oratori di Cantù e da altri sponsor. I ragazzi sono tutti a studiare ed il nostro irrompere con il borsone di indumenti crea un fantastico scompiglio molto gradito dai ragazzi, un po’ meno dal vice-parroco che li sta sorvegliando.
Venerdì 18 è la giornata più lunga e faticosa del viaggio.
Lasciamo Maweit verso le 6 perché dobbiamo raggiungere Tura in serata (e pensare che in linea d’aria da dove siamo ora a Tura non vi sono che una settantina di chilometri) ma non esistono nè strade né ponti.
Siamo costretti quindi a tornare indietro sino a Nongstoin, piegare a nord sino a Sonapahar (qui sarebbe facile raggiungere Boko in Assam e tramite la statale assamese raggiungere Paikan e poi entrare in Meghalaya) ma la strada da Sonapahar a Boko è distrutta, inesistente, l’ultima stagione monsonica le ha dato il colpo di grazia e non sono stati più nemmeno rimossi gli alberi caduti sulla carreggiata. E’ giocoforza quindi a questo livello piegare ad ovest per la strada che porta a Songsak. Da qui a Tura mancherebbero poco più di centodieci chilometri ma, come ci dice Sister Metillina che ci accompagna in questa seconda parte del viaggio, la strada attraversa dei territori non sicuri per tensioni politico-sociali e quindi dobbiamo piegare nuovamente a nord sino a raggiungere a Krishnal la statale assamese che seguiamo sino al bivio di Paikan. Insomma, un continuo zigzagare fra boschi e risaie.
Siamo a Mendal verso le 16, in tempo per unire il pranzo al the del pomeriggio.
L’accoglienza di Sister Rebecca è come sempre “esplosiva”.
Non troviamo invece Sister Jessie che da alcuni mesi segue una casa che queste suore hanno in Arunachal Pradesh. Di lei però abbiamo ricevuto da Sister Maria una lettera di richiesta di un aiuto alla sua missione che valuteremo al nostro ritorno con tutti gli altri.
Lasciato Mendal, Tura viene raggiunta in poco più di un’ora senza ulteriori intoppi.
Siamo rimasti in macchina quasi dodici ore e la voglia di coricarci è tanta ma tanta è anche quella di godere della compagnia di Sister Guadalupe oramai novantenne ma con una carica di vitalità e di serenità assolutamente incredibile.
E così siamo messi al corrente del programma per il giorno successivo.
Al mattino, verso le 10 visita a Balamagre, poi nel pomeriggio siamo aspettati dagli amici lebbrosi alla Leper Colony.
La scuola di Balamagre è vuota: oggi è vacanza e vuoto è pure il centro professionale ma egualmente facciamo un giro per le due strutture.
Sister Jane, che già la volta scorsa mi aveva accennato a problemi di salute, è a Mumbay per eseguire delle terapie e chi la sostituisce ci spiega di come sia stato modificato il progetto del centro professionale che prevedeva due piani.
Il primo, che abbiamo finanziato negli anni scorsi, è ultimato ed operativo, con macchine da cucire e telai, mentre il secondo piano, non ancora realizzato, dove avrebbero dovuto trovare posto i laboratori di pasticceria, meccanica eccetera verrà adibito a casa di formazione per le novizie dell’ordine (e naturalmente la realizzazione sarà tutta a carico delle suore).
Dopo la visita a Balamagre ci rimane un’ora buona che utilizziamo per realizzare un’idea che ci è venuta strada facendo.
Nel pomeriggio, al lebbrosario, assisteremo come sempre ad una distribuzione extra di riso, dal e zucchero. Ci è sembrato bello portare con noi anche un pollo per ogni famiglia ed un chilo di carne di maiale (dopo esserci informati che alla colonia non sono ospitati musulmani).
Sarà una sorpresa per i lebbrosi ma anche per Sister Guadalupe.
Ci fermiamo quindi al mercato per gli acquisti potendo godere di uno spettacolo colorato e pittoresco.

 

Alle 15 la nostra macchina con quella dei polli al seguito, arriva alla Leper Colony.
L’Accoglienza è calorosa ed affettuosa come sempre da parte di tutti.
La sorpresa del pollo e del maiale poi dà un tocco in più alla nostra visita tanto che decidiamo che verrà ripetuta anche in nostra assenza ogni settimana. Provvederemo all’aumento di quanto versato annualmente per il mantenimento di questa gente.
La mattina successiva si parte comunque molto presto perché il nostro autista deve raggiungere Shillong entro le 17. Dopo quell’ora inizia in Meghalaya uno sciopero che impedisce a qualunque mezzo di circolare.
Arriviamo quindi a Guwahati sul far del mezzogiorno e ne approfittiamo per conoscere un po’ questa città sulle rive del maestoso Brahmaputra.
Nel pomeriggio abbiamo l’incontro con Padre Arul, appena arrivato da Dehli con il quale c’è subito perfetta intesa.
Spieghiamo anche a lui, come già avevamo fatto con il parroco di Maweit, che la nostra intenzione è di riuscire a tirare fuori anche i ragazzi dall’alloggio attuale malsano ed indecoroso, per ospitarli in un boarding degno di tale nome.
Gli facciamo presenti i problemi economici ma anche la nostra determinazione a partire con i lavori.
Se l’impresa che realizzerà l’opera sarà una buona impresa, per non perderla con l’allungamento dei lavori dovuta alla mancanza di fondi, i Gesuiti anticiperebbero quello che poi, con il tempo Kal dovrebbe restituire loro.
Notte ospiti di Padre Arul ed il mattino successivo, lunedì 21 ottobre, all’aeroporto di Guwahati, un’ora di macchina dalla casa dei Gesuiti e volo alla volta di Bagdogra con un’aereo della SpiceJet.
All’aeroporto c’è come sempre ad attenderci Sister Annfrancesca che ci porta con una guida oramai totalmente indiana a Maranatha dove tutti i bambini ci stanno aspettando, eccitatissimi.
Siamo accolti da tutti, compresa la mucca “Kal” ed il vitello “onlus” agghindati per l’occasione.
Nel pomeriggio andiamo a visitare la nuova scuola: lavori avanzatissimi.
E’ veramente una realizzazione fantastica, doppiamente fantastica, come costruzione e per l’utilizzo che ne verrà fatto. Il piano terreno è praticamente ultimato mentre al piano superiore sono da posare ancora le piastrelle in parecchi locali e degli stessi manca la tinteggiatura.
Ma per Natale, parola di Sister Annfrancesca, tutto sarà pronto.
Dopodichè si tratterà di predisporne l’arredamento e dovrebbe così essere pronta per marzo 2014, inizio dell’anno scolastico.
Questa scuola sarà frequentata dai bambini di Maranatha e dai bambini del vicino slum, i bimbi “spacca sassi” che verranno in questa maniera sottratti ad una vita di abbrutimento e di sfruttamento.
Al piano terreno in un ampio locale verrà realizzata una palestra in cui verranno trattate le disabilità fisiche, la cucina collegata al locale mensa, i servizi igienici, alcune aule ed infine un vasto auditorio per le rappresentazioni e le riunioni.
Una scala porta al piano superiore dove verrà realizzato un ostello per i bambini che non potranno fare ritorno quotidianamente in famiglia ed un paio di locali, con relativa cucina, per i volontari che presteranno la loro opera a favore della comunità.
Una tettoia in materiale plastico copre il cortile interno il cui spazio potrà così essere sfruttato anche durante la stagione delle piogge.
Quando osservo l’opera di Sister Annfrancesca e l’amore che questa donna eccezionale profonde in tutto ciò che fa, non posso non pensare alle parole di Gesù …”andate in tutto il mondo e predicate il l’amore per il prossimo.
Il mattino successivo andiamo a Kurseong per la visita di prammatica a Mary’s Sanctuary .
Qui risiedono, con Sister Usha, i bambini che a causa delle loro disabilità non sono in grado di seguire la scuola e vengono impiegati in lavoretti manuali nell’orto (Raju ha una vera passione per la terra) oppure, da un po’ di tempo creano dei bellissimi manufatti su quei piccoli telai a mano che l’amica Mariuccia ha portato dall’Italia.
Sulla strada del ritorno verso Siliguri ci fermiamo al vecchio cimitero dove è sepolto, con semplicità “francescana” il “gesuita” Padre Abraham, il fantastico missionario canadese morto lo scorso anno che ha speso la sua vita fra i profughi nepalesi e che ha sostenuto con tutte le sue forze, sin dall’inizio, l’opera di Sister Annfrancesca.
Al pomeriggio ci aspetta un altro importantissimo appuntamento.
Dobbiamo prendere le “impronte” dei piedini (di quello che resta dei piedini) di Rose Mary e di Meena.
Con questi “gessi” l’abilissimo Federico Piras di Cantù preparerà le scarpine ortopediche che faciliteranno il cammino a queste bambine.
Rose Mary è una bellissima bambina che all’età di tre mesi è stata orrendamente ustionata nell’incendio della propria casa, subendo l’ampitazione dei piedini, Inoltre una enorme cicatrice obbligava in flessione l’arto inferiore destro. Impossibile camminare però Rose Mary si muoveva egualmente come un grillo strisciando sul sederino.
A maggio di quest’anno Sister Annfrancesca ha trovato un chirurgo disposto ad eseguire l’intervento di sbrigliamento dell’articolazione del ginocchio data la situazione radiografica favorevole e tutto è andato per il meglio tanto che Rose Mary già ora cammina con un perfetto equilibrio sui monconi.
Meena invece è una “veterana”, aveva un piede congenitamente deformato, camminava sulle punte delle dita e già un paio d’anni fa le avevamo fatto fare un paio di scarpe; ora ha subito un intervento chirurgico di correzione che ha riportato il piede quasi nelle condizioni normali, ma le scarpine speciali servono comunque in attesa dell’intervento definitivo.
Come al solito l’operazione gesso è uno spettacolo per tutti e Francesco, al centro della scena, dà prova della sua abilità.
Alla sera i bambini ci presentano, nel teatrino realizzato da un gruppo di scouts irlandesi nel giardino di Maranatha, uno spettacolo di canti e balli.
Il mattino successivo un saluto carico di promesse: ci rivedremo a marzo per l’inaugurazione della scuola.
Qui le strade di Loredana ed Antonio e nostre si dividono. Loro proseguiranno per una parte “turistica” in Rajahstan mentre noi quattro torneremo a Calcutta.
Oramai rimane poco da fare ed occupiamo il pomeriggio per andare ad Howrah ad incontrare Sister Molly, delle Suore Ferrandine, alla quale consegnamo l’elenco degli “sponsor” delle bambine della Ferrando House di Bandel perché possano inviare loro gli auguri natalizi.
Il venerdì di buon mattino, partenza per l’Italia.
Ma la (bella) storia continua...

 


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