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DICEMBRE 2008 - Racconto di Alessandro e Teresa

Anche questa volta è stato un viaggio estremamente contratto nei tempi visto il periodo prenatalizio e l'attesa dell'epidemia influenzale.
La situazione politica in India dopo gli attentati di Bombay, i disordini a carattere politico nel Nord del Bengala, il movimento secessionista dell'Assam con le bombe a Guwahati di fine ottobre, facevano sì che io partissi con qualche comprensibile timore ma l'e-mail ricevuta da sister Annfrancesca pochi giorni prima della mia partenza in risposta ad una mia richiesta di informazioni riguardanti la situazione a Kurseong mi aveva dato quella spinta necessaria ad intraprendere questo viaggio senza eccessivi timori.
Sister Annfrancesca mi scriveva:
..." Now we will pray for your safe trip. You must know how is India in these days.
It's not that safe here but on the end - we are safe only in God's Hands.".
Con la tranquillità data dal sapere di essere in buone mani quindi il 5 dicembre mi imbarcavo, solo, alla volta di Calcutta.
La prima giornata è stata spesa a Calcutta consegnando alle Missionarie della Carità di Madre Teresa il materiale sanitario che avevo portato con me; nel pomeriggio una breve visita alle suore Ferrandine ad Howrah per prendere accordi per la visita che avrei fatto il giorno successivo alla casa per le bambine di strada di Bandel.
Il giorno 7 dicembre, domenica, dopo la consueta Messa del mattino in Casa Madre delle Missionarie della Carità, prendevo un taxi che mi portava ad Howrah dove la giovane sister Anice mi aspettava per accompagnarmi a Bandel.
Dopo un viaggio di circa un'ora e mezza su una strada trafficatissima e congestionata arriviamo alla casa d'accoglienza per le bambine di strada.

L'acquisto di questa casa è stato finanziato da Kal due anni fa e dopo alcuni lavori di ristrutturazione ha iniziato ad ospitare bambine in difficoltà, orfane oppure appartenenti a famiglie non in grado di offrire loro una vita quantomeno dignitosa.
Attualmente sono ospitate 18 bambine dai quattro ai 13 anni, dal kindergarten alla settima classe, e tutte frequentano la vicina scuola pubblica statale.

Lo spazio qui è sovrabbondante, la struttura in sé permetterebbe di ospitare almeno il doppio e, sfruttando adeguatamente l'intero piano superiore, addirittura il quadruplo delle bambine attualmente presenti ma le suore almeno per ora, per motivi di tipo organizzativo e di assistenza non intendono lanciarsi in una simile impresa che io ho subito prospettato loro in maniera chiara ed esplicita.

L'importante è comunque che le bambine attualmente accolte appaiono serene e felici della loro situazione. Il vasto giardino circostante la casa è stato ripulito dalle erbacce e coltivato in parte ad orto per le necessità della casa, in parte attrezzato a spazio ludico e ricreativo; in un angolo è stata ricavata una cucina ed una lavanderia all'aperto da sfruttare durante la buona stagione.
Nessuna traccia per fortuna del grosso serpente che due anni fa mi era sgusciato fra i piedi e che è ancora vivo nella mia memoria.

Un rapido lunch ed una breve sosta all'adiacente Santuario completava la visita.
Il Santuario di Bandel è una delle più importanti basiliche cristiane dell'India, costruita più di 400 anni fa dai portoghesi è un bellissimo esempio di coesistenza e di integrazione delle varie religioni e culture. La statua della Madonna che si trova sulla facciata della chiesa è infatti venerata oltre che dei cristiani anche dai musulmani e dagli indù che visitano in gran numero questa basilica e pregano
fianco a fianco senza divisioni nè contrapposizioni.

La giornata successiva, lunedì, festa dell'Immacolata concezione è stato un giorno di relativo riposo.
Il giorno seguente, martedì 9, parto con un volo della Jet Airways alla volta di Guwahati.
Non sono solo in quanto si unisce a me la carissima amica Teresa Volpato
E' un fatto estremamente raro che Teresa lasci il suo lavoro seppure per pochi giorni ma sa quanto sia importante la sua presenza per la valutazione e l'approvazione di alcuni progetti che andremo a valutare nei dettagli e sa anche quanto io ci tenga che anche lei possa vedere questa realtà e così ha infranto la regola che la vuole sempre presente alla casa del moribondo e si è concessa questi quattro giorni di relativo riposo.
Dopo la visita al villaggio di Maweit inoltre, andremo a Kurseong a trovare Sister Annfrancesca ed anche questo è un incontro cui Teresa tiene in modo particolare dopo la visita che avevamo fatto assieme, circa due anni fa, alla sua casa di accoglienza per bimbi disabili.
Teresa è reduce da un'infezione di tifo ed è ancora abbastanza debole ma credo che rompere per qualche tempo la quotidianità del suo lavoro non potrà farle che bene.
Arriviamo a Guwahati dopo un volo di poco più di un'ora alle 11.50.
Qui troviamo ad aspettarci sister Rebecca: sarà lei, in assenza di sister Sarah, la superiora regionale, a seguirci in questi giorni e sarà sempre lei ad occuparsi " sul campo" del progetto del dispensario e dell'ostello di Maweit essendo la superiora di questa comunità.
Dopo tre ore di strada pericolosissima (in questo caso il rischio è dato dall'alta velocità e, come sempre, dal modo di guidare di questa gente) arriviamo a Shillong, la capitale del Meghalaya.
Il giorno successivo, mercoledì 10 dicembre partiamo molto presto, verso le sei, ancora col buio in quanto la tappa odierna sarà lunga e faticosa.
Lo scenario dei dintorni di Shillong è molto diverso da quello che avevamo potuto osservare a giugno quando le dolci colline ricoperte da un'erba verdissima ricordavano un po' un paesaggio irlandese.
Ora, sebbene in zona tropicale il freddo dell'inverno si fa sentire e l'erba è ovunque ingiallita, le risaie, che sempre mi colpiscono per la tonalità intensa e brillante del verde, anch'esse grigiastre per le stoppie ed il fango essiccato: uno spettacolo insomma completamente diverso da quello che mi aspettavo.

La strada, all'inizio abbastanza in buono stato, cede ben presto il passo ad un vero e proprio percorso di guerra: buche, curve, improvvise strettoie che mettono a dura prova le braccia ed i riflessi del nostro povero autista.
I soliti mezzi finiti fuori strada completano il paesaggio.

Senza fermarci proseguiamo sino a Nongstoin, l'unico grosso centro che incontreremo sul nostro percorso.
Facciamo una breve sosta dal Vescovo che però non è a casa e quindi dopo la tradizionale ed immancabile tazza di tè, proseguiamo il nostro viaggio.
L'incontro con il Vescovo (la diocesi di Nongstoin è quella cui appartiene il villaggio di Maweit) doveva servire a prendere accordi riguardo i trasferimenti di danaro per i lavori di dispensario e ostello. Troppo difficile ed impegnativa da raggiungere la casa madre di Shillong, la soluzione ideale è utilizzare il conto corrente della diocesi per effettuare i nostri pagamenti al "contractor".
Sister Rebecca comunque prenderà lei stessa questi accordi.
Prima di lasciare Nongstoin facciamo una breve sosta al mercato in quanto il mercoledì convergono qui venditori, artigiani, contadini, pastori e quant'altro da tutti i villaggi della zona e lo spettacolo, coloratissimo, è veramente unico nel suo genere.

Sister Rebecca approfitta per fare acquisti per la sua comunità: pane, pesce, un po' di carne.
Dopo questa interessantissima sosta in cui la macchina fotografica gioca un ruolo fondamentale, anche per intrecciare rapporti umani, risaliamo in macchina per gli ultimi 35 terribili interminabili chilometri. Ora la strada più o meno asfaltata cede il passo ad una stradina che a volte diventa una vera e propria pista nella foresta.

Per percorrere questi pochi chilometri impiegheremo ben quattro ore!
Sister Rebecca ci invita a non meravigliarci in quanto questo stesso tratto durante la stagione delle piogge lo si percorre mediamente in 10 ore!
La stanchezza del viaggio incomincia a farsi sentire un po' su tutti i muscoli perennemente in tensione per ammortizzare le oscillazioni dell'auto.

Finalmente verso le 15 raggiungiamo Maweit .

Ma non c'è molto da riposare: un velocissimo lunch ed eccoci nuovamente pronti a seguire il programma che c'è stato preparato.
Alle 15,30 il parroco del villaggio verrà per la benedizione ufficiale delle fondamenta del dispensario.
E' una cerimonia molto bella e toccante nella sua essenzialità.
In un barattolino di vetro viene posta una fotografia di Madre Camino, la fondatrice dell'ordine delle Missionaries of Christ Jesus, una medaglietta con l'effigie della Madonna, un piccolo crocifisso ed alcune monete.     

Posato il vasetto in fondo allo scavo, dopo un breve discorso del parroco e la benedizione di prammatica, a turno tutti gettano un po' di cemento nelle fondazioni.
Il progetto è ora formalmente partito.
Partiamo anche noi, e di corsa in quanto il sole è oramai basso sull'orizzonte, il crepuscolo in questa zona tropicale è molto breve e dobbiamo prima del giungere delle tenebre andare a trovare la piccola Baia, la bambina che l'anno scorso ci aveva conquistato col suo sorriso e la cui immagine era stata utilizzata per il volantino di Kal e nella home page del sito dell'Associazione.
Il percorso è troppo lungo: non c'è tempo per andare a piedi (lo stesso tempo che Baia ed il fratellino trovano comunque tutti i giorni per recarsi alla scuola) e così prendiamo il fuoristrada.
Raggiungiamo il "villaggio" (sette o otto capanne in tutto) quando il sole sta per tramontare e in un'atmosfera quasi irreale possiamo vedere, in cima ad una vicina collinetta, la casa di Baia.

Il padre è sull'uscio di "casa" e sta bruciando alcune cortecce osservato con curiosità da uno dei sei figli (sarebbero otto ma due sono morti).

Baia ci viene incontro con il suo solito sorriso contagioso che si trasforma in una fragorosa risata quando le consegniamo il volantino di Kal che la ritrae in prima pagina.
E' quasi imbarazzata, attorniata da tutti i fratelli, la mamma e il papà che osservano estasiati la brochure.

Ci invitano ad entrare nella capanna ed accettiamo volentieri anche perché la curiosità di vedere come vive questa gente è tanta.
La casa: un'unica stanza di una ventina di metri quadri in cui si svolge e gira tutta la vita di queste otto persone.
C'è l'angolo delle provviste dove sono ammassati i sacchi di riso (quest'anno il raccolto è stato molto buono ci dice la mamma), alcuni tuberi simili alle patate e qualche attrezzo da cucina;
non vi sono letti: si dorme sul pavimento avvolti in qualche coperta; i servizi igienici assolutamente ecologici (la foresta circostante) per l'acqua il torrente in fondo alla valle; impensabile l'energia elettrica (del resto anche Maweit è stato collegato alla rete elettrica soltanto due anni fa e sempre due anni fa è stato costruito il primo rudimentale acquedotto (un tubo) che porta l'acqua alla missione dal fiume (acqua che poi viene semplicemente bollita per gli usi alimentari).

Il buio oramai ci avvolge da tutte le parti ma non genera la minima inquietudine: siamo come a casa, fra amici.

Sister Rebecca traduce per noi quanto diciamo alla madre di Baia (il padre viene " tagliato fuori" in quanto non molto affidabile a quanto ci dice la suora per il vizio del bere, e poi perché in Meghalaya vige un ferreo matriarcato: è la donna il capofamiglia).
Diamo alla madre una discreta somma di rupie che le permetterà di affrontare senza grossi problemi i prossimi mesi ed inoltre le comunichiamo che provvederemo a pagare a Baia e al fratello (entrambi studenti modello, con ottimi risultati) l'ostello e la scuola così che non debbano più recarsi a piedi quotidianamente alle lezioni (facendo svariati chilometri a piedi nella foresta per andare e tornare in mezzo a mille insidie).
La povera donna non ha parole per ringraziare ed in segno di gratitudine ci regala un sacchetto di riso che il fratellino di Baia ha appena mondato ed alcuni tuberi.
Al cenno di sister Rebecca salutando questa bella famigliola ci incamminiamo giù per il ripido sentiero verso il fuoristrada che ci attende.

Il tempo che ci separa dalla cena viene impiegato per esaminare i disegni ed il progetto di dispensario e boarding e per chiedere a Sister Rebecca alcune delucidazioni.
Il preventivo di spesa che avevamo ricevuto agli inizi di novembre infatti parlavano di un costo stimato di 70 lakhs (7.000.000 rupie pari a circa 107.692,00 €) per il dispensario e di 75 lakhs (7.500.000 rupie pari a circa 115.384,00 €) ma ora che il progetto è stato delineato nei minimi particolari abbiamo per il dispensario un preventivo del costruttore di 3.592.200 rupie pari a circa 55.264,00 € mentre per l'ostello la stima di spesa è salita a 8.329.503,20 rupie pari a 128.146 €.
Il progetto del dispensario è molto bello e prevede la realizzazione di una costruzione su due livelli.
Poiché l'edificio verrà costruito su un terreno scosceso, il piano terreno in realtà risulterà un seminterrato mentre il primo piano sarà a livello della strada.
A questo livello si prevede la realizzazione di un locale di ingresso che porta ad un corridoio su cui si aprono vari locali: su un lato una stanza per il personale di assistenza, l'ambulatorio medico, la farmacia, la sala medicazioni, la sala parto e sull'altro la sala travaglio una camera con quattro letti destinata a chi ha già partorito e le toilette.
Da una scala interna si può poi accedere al piano inferiore, il seminterrato, che può però essere raggiunta dai pazienti anche dall'esterno tramite una rampa che dalla strada scende verso il piano terreno della struttura. Anche qui troviamo il corridoio centrale su cui si affacciano da un lato un'ampia hall dove possono trovare posto i parenti di chi si reca al dispensario seguita da un piccolo magazzino, da una stanza a disposizione per le emergenze e da una cucina; dall'altro lato del corridoio toilette rispettivamente per gli uomini e per le donne, una stanza a due letti per gli uomini ed una stanza a quattro letti per le donne. Queste stanze verranno utilizzate per chi giunge al dispensario in cattive condizioni o che necessita di cure particolari che difficilmente potrebbe ricevere a domicilio.
Il progetto dell'ostello è decisamente più ambizioso.
Il "boarding" verrà realizzato al posto di quello attuale che è in condizioni veramente disastrose.
sarà anche questa una costruzione a due piani.
Il piano terreno occupato quasi totalmente da due ampi locali: la sala da pranzo e la sala per lo studio; vi sarà inoltre ospitata la cucina, il magazzino viveri, i bagni e le toilette.
Un passaggio la unirà ad una piccola costruzione separata dove si troverà una sala d'attesa e la stanza del responsabile.
Una scala porterà al primo piano dove verrà realizzato il dormitorio per un centinaio di bambine e ragazze, una stanza riservata allo studio, un locale spogliatoio collegato ad una "box room", la stanza dove le ragazze avranno ognuna il proprio armadietto per gli effetti personali.
L'ultimo piano sarà occupato da una terrazza e verrà prevista la possibilità per il futuro di un innalzamento della costruzione.
La priorità nella costruzione verrà data al dispensario.
In questa struttura verranno ospitate le ragazze del boarding nel periodo in cui verrà abbattuta la vecchia struttura e costruita la nuova.
Anche se le previsioni che ci sono state fornite parlano della realizzazione di tutti e due i manufatti entro la prossima stagione delle piogge (giugno 2009) io credo che si debba ragionevolmente mettere in nota per l'inaugurazione di entrambe le strutture la primavera del 2010 sia perché i tempi per la realizzazione mi sembrano troppo limitati ma anche perché i costi preventivati sono andati al di là di quella che era stata la prima ipotesi e non sono in grado al momento di valutare se il bilancio di Kal del 2009 possa sopportare per intero questo onere.
Entrambi i progetti comunque sono molto belli, sicuramente utili, per certi versi indispensabili.

Dopo la cena subito a dormire perché domani sarà una giornata altrettanto faticosa dovendo ripercorrere a ritroso il percorso sino a Shillong.
Dopo una serrata caccia a un grosso ragno nero che però alla fine mi sfugge, mi infilo sotto le gelide coperte rimboccando attentamente la zanzariera per impedire all'aracnide di farmi visita durante il sonno (in questa zona, come mi spiegava sister Rebecca, vi sono molte specie di ragni velenosi e bisogna fare molta attenzione a non venirne morsicati).
La mattina successiva alle otto e trenta salutiamo tutti con un arrivederci che assume la valenza di un impegno e ripetiamo a ritroso il tragitto del giorno innanzi sino a Shillong.

Il giorno 12, venerdì, è senz'altro la giornata per me più importante dell'intero viaggio, quella per lo meno che aspetto con più trepidazione: ci aspetta l'incontro con Sister Annfrancesca ed i suoi bambini.
In poco più di due ore siamo all'aeroporto di Guwahati dove arriviamo con un anticipo di tre ore sull'orario di partenza del volo: è una scelta saggia in quanto, dopo i sanguinosi attacchi terroristici del 30 ottobre all'alta Corte di Giustizia di Guwahati da parte, si dice, degli indipendentisti assamesi questo aeroporto è sotto strettissima sorveglianza e tutte le operazioni di security check sono estremamente lente ed accurate fino all'inverosimile.
Il volo comunque parte in perfetto orario e alle 12.10 arriviamo a Bagdogra.
Anche questo aeroporto, che come quello di Guwahati ha la pista in comune con l'aeroporto militare, appare letteralmente blindato.
Sister Annfrancesca questa volta ci aspetta sul piazzale esterno dell'aeroporto in quanto per ragioni di sicurezza il pubblico non viaggiante non è ammesso all'interno dell'aerostazione.
Attraversiamo Siliguri e ci dirigiamo rapidamente verso le montagne; la presenza dell'esercito qui è ancora più massiccia e si evidenzia oltre che nei numerosi check point anche nella presenza di numerosi accampamenti militari nella campagna in quanto la tensione fra i Gorkha ed il governo bengalese per l'indipendenza politica oltreché amministrativa della regione è alle stelle.
La fortuna ci ha arriso ancora una volta in quanto sino al giorno precedente il nostro arrivo vi era sciopero generale e, come avevamo avuto modo di constatare a giugno, qui gli scioperi generali sono una faccenda seria: si paralizza tutto e non si muove nessuno.
La tregua, ci dice sister Annfrancesca, dovrebbe durare sino al 17 dicembre quando riprenderanno le agitazioni.
Per evitare comunque qualunque brutto incontro con i guerriglieri indipendentisti ed arrivare il prima possibile a Flame of Hope, sister Annfrancesca decide di far fare all'autista la "new road", una nuova strada costruita appena tre anni fa ma in pessime condizioni, senza parapetti, perennemente sul ciglio dello strapiombo che mette a dura prova, specie durante i sorpassi, le coronarie di Teresa e mie.

Finalmente arriviamo a Kurseong e riusciamo a strappare a sister Annfrancesca la promessa solenne che mai più ci farà fare la "new road".
Avvisati dall'arrancare della Jeep su per la mulattiera, i bambini si sono tutti preparati nel cortile pronti a darci il loro affettuosissimo benvenuto, anzi " buon venuto" come dice la scritta fatta con i fiori davanti all'ingresso della casa.

I bambini sono estremamente eccitati dal nostro arrivo anche perché hanno preparato per noi una sorpresa: potremo assistere all'anteprima del loro spettacolo di Natale.
Quasi non me n'ero accorto ma ad un tratto tutti bambini erano spariti per andare ad indossare i costumi per la recita che avverrà davanti all'ingresso della casa che per qualche istante si trasformerà nella stalla di Betlemme.
Un allegro cicaleccio ci avvisa che i bimbi sono pronti e stanno per arrivare: ci accomodiamo contro la porta della cappellina e... lo spettacolo inizia!
E' una Natività eccezionale. Ciaciu, ovvero Sabrina Maria è un meraviglioso Gesù bambino in una mangiatoia ricavata da una cesta per i panni, Raki è una dolcissima Maria, Santhi il suo sposo Giuseppe; e poi ancora le piccole Dona e Roma, con un vello di pecora sulle spalle sono due riuscitissimi agnellini, Pavitra e Meena due angeli annunzianti la buona novella, Mingma, Manisha ed Anjena i tre re Magi, Raju un pastore, anzi, il capo dei pastori visto il suo carattere da leader e per finire la povera Nikita, ai bordi della scena, a rappresentare un po' tutti noi davanti al mistero del Natale: presente fisicamente ma con la testa altrove, nel suo mondo.

Segue una piccola recita e alcuni canti natalizi seguiti dal nostro commosso ed entusiastico applauso.
Restano ancora un paio d'ore di luce e le cose da vedere sono tante.
Iniziamo col visitare il nuovo stabile costruito al posto della vecchia baracca posta dietro la casa.
E' venuta fuori una bella costruzione a tre piani: al piano terreno troviamo la palestra per la riabilitazione dei bambini oramai ultimata e corredata da tantissimi attrezzi per la fisioterapia, l'ambulatorio con la sala visita per il medico ed un servizio.

Al piano superiore le due stanze che sono state ricavate sono riservate a sister Annfrancesca e a Sister Usha (a turno una di loro dorme con i bambini).
All'ultimo piano una stanza per gli ospiti con il relativo servizio e, nel rimanente sottotetto un locale per poter asciugare la biancheria durante la stagione monsonica.

La casa quindi e questa dependance sono oramai terminati ed operanti al 100% mentre si lavora ancora negli spazi esterni anche se rispetto a giugno sono stati fatti grossi progressi.
Il giardino di the ricavato sulla scarpata cresce rigoglioso e le pianticelle diventano sempre più robuste.           

La pericolosissima scala d'accesso è stata dotata di una robusta ringhiera ed appare meno temibile ma è sul terreno di fondo che possiamo notare i progressi maggiori.
Sono state costruite numerose aiuole con la tecnica insegnata da padre Abraham che appaiono ricche di verdure di vario genere (ma altre mi dice sister Annfrancesca ne dovranno essere ricavate nello spazio ancora disponibile) e poi sul fondo è stata realizzata una grande serra coperta per poter continuare le coltivazioni anche nella stagione monsonica. Attualmente è vuota non essendo stato prodotto ancora sufficiente humus per realizzare un buon fondo.
In un angolo del terreno si è realizzato il composter che funziona già a pieno regime.

A curare il tutto e a dare una mano nei lavori pesanti sono due giovani ragazzi con lievi disabilità mentali che lavoravano per il centro di formazione professionale di padre Abraham, ora chiuso dalle autorità indiane senza una valida ragione.
Difficilmente questi ragazzi avrebbero potuto trovare un lavoro regolare e così sister Annfrancesca ha pensato di fornire loro questa opportunità assumendoli ricavando essa stessa un vantaggio in termini di sicurezza dalla presenza pressoché costante di due uomini.
Durante l'ultima stagione delle piogge, una parte di questo terreno sottostante la casa era franato sull'abitazione sottostante. Era stato necessario un lavoro di giorni da parte di tutti per poter liberare dal fango e dai detriti questa proprietà.
Ora, con la buona stagione si sta realizzando un imponente muro di contenimento che metterà definitivamente tutti al sicuro da frane e smottamenti.
Tutto attorno alla proprietà è stato realizzato, nei punti più vulnerabili, un muro di mattoni, che però dovrà per ragioni di sicurezza (non tutti i vicini hanno infatti un atteggiamento amichevole) essere elevato ancora di circa un metro e mezzo.

Ci siamo poi recati, seguendo il ripido viottolo, alla vecchia Flame of hope, ora riconvertita a scuola per i bambini disabili e qui purtroppo non ho potuto incontrare la mamma di Raki e Karan.
Raki e Karan sono quei due bambini che vivevano, dopo la morte del padre, con la mamma sulla strada vicino alla stazione di Kurseong.
Da alcuni anni oramai tanto Karan che Raki vivevano nella comunità di sister Annfrancesca mentre la mamma, pur supportata dalla suora nei suoi bisogni essenziali, continuava a vivere sulla strada.
Da quando la comunità si era trasferita nella nuova casa, sister Annfrancesca aveva realizzato un suo sogno: ricavare in un locale della vecchia Flame of hope, un'abitazione per la mamma e per i due bambini in modo da poter riunire sotto un tetto la famigliola; aveva inoltre offerto alla mamma, in cambio di un sostegno economico, di lavorare in cucina.
La donna aveva accettato di buon grado e per un paio di mesi il sogno di sister Annfrancesca sembrava si fosse concretizzato.
Ma il lupo, si sa, difficilmente può stare a catena e appena terminata la stagione delle piogge la mamma di Raki e Karan è fuggita a vivere nuovamente sulla strada e i bambini sono ritornati
con la suora.

Il vecchio locale soggiorno è diventato l'aula scolastica principale mentre nella stanza vicina, dove una volta dormivano i bambini più grandi, verrà realizzata una aula che utilizzerà il materiale del metodo Montessori.
Sister Annfrancesca ha ricevuto l'apprezzamento pubblico del direttore della scuola statale che le fornisce tre volte alla settimana un insegnante in cambio dell'accoglimento in questa scuola di bambini disabili di Kurseong che vivono però nelle rispettive famiglie.
E' una collaborazione molto bella che sta dando degli indubbi frutti.
Altre persone collaborano con sister Annfrancesca nell'educazione di questi bambini: un ragazzo che insegna musica e canto ed una ragazza che si occupa di tutte le attività espressive.

 

la vecchia "Flame of hope" ....ora scuola
Questo stabile, costruito in estrema economia agli inizi dell'avventura di sister Annfrancesca sei anni fa incomincia a manifestare qualche pecca e così, fra i lavori da finanziare per il prossimo anno dovremmo mettere in nota il rifacimento del tetto e la copertura in legno, come già realizzato nella nuova casa, di tutto il pavimento delle aule in quanto i bambini in casa e a scuola, per abitudine, non portano le scarpe.

Il buio ci raggiunge proprio sulla strada del ritorno, e alle 18 ci mettiamo a tavola per la cena assieme alle suore e bambini.
Per non turbare troppo i ritmi della casa che la nostra presenza ha certamente rivoluzionato, decidiamo subito dopo di ritirarci nelle rispettive camere per il riposo notturno.
E una volta nelle camere l'unica possibilità ragionevole è quella di infilarsi sotto le coperte in quanto la temperatura assai prossima allo zero, in una casa assolutamente priva di riscaldamento, non lascia alcun margine di scelta.
Il mattino successivo, dopo la Messa celebrata da padre Abraham, e la colazione, prendiamo la strada del ritorno: nessun bambino ci accompagnerà, così come non era venuto a prenderci all'aeroporto, per ovvi motivi di sicurezza.
Tutti i sorrisi e la felicità sui volti dei bambini che ci avevano rallegrato in queste poche ore, nel momento dei saluti si spegnevano improvvisamente acuendo ancor di più la tristezza che ogni addio comporta.

Ma questo non è un addio: è soltanto un arrivederci perché fortunatamente questa bella favola continua....

Il ritorno a Calcutta nel primo pomeriggio avviene in piena tranquillità.
Il rumore e il frastuono di questa caotica città, dopo giorni passati sulle montagne, generano in me una sensazione di disagio e di insofferenza ma anche questa è una delle facce della poliedrica India.
Il giorno seguente domenica 14 dicembre vi sono due appuntamenti importanti: alle 15 andremo alla scuola di Loyola per la distribuzione ai bambini degli slum del " regalo di Natale" e alla sera, dopo cena, l'ultimo appuntamento: l'aeroporto.
E' il secondo anno che la nostra associazione sponsorizza questo avvenimento.
Le Missionarie della Carità di Madre Teresa fanno scuola ai bambini di un grosso slum della periferia sud di Calcutta, utilizzando nel pomeriggio i locali, messi a loro disposizione, di una scuola privata, la scuola di Loyola.
Sono bambini che altrimenti non avrebbero alcuna possibilità di accedere a un benché minimo grado di istruzione.
Quando l'ambulanza delle suore con noi a bordo è arrivata davanti al cancello questo si è aperto come per incanto: ci stavano aspettando con ansia circa duecento bambini.

La sorpresa più bella è stata che avevano preparato per noi una piccola rappresentazione della Natività.
Se escludiamo quella messa in scena dai bambini di sister Annfrancesca posso dire di non aver mai assistito ad una rappresentazione del Natale così intensa e sentita.
I canti, i costumi, la musica: tutto aveva una carica particolare.
La Madonna sembrava la vera Maria di Nazareth (anche l'età doveva essere quella...) lo sguardo di Giuseppe sul bambino era di una rara potenza e i pastorelli stessi erano in vera adorazione.
E nessuno dei bambini che rappresentavano così realisticamente e intensamente la Natività di Gesù era cristiano.... erano tutti indù o musulmani!
Ma qui a Calcutta, la tolleranza religiosa e l'integrazione fra gente di religioni diverse è una meravigliosa realtà.

L'anno scorso avevamo dato ad ognuno uno zainetto, con il relativo astuccio di pastelli e pennarelli, ai quali le suore avevano aggiunto dei biscotti del latte in polvere.
Quest'anno l'idea che mi era venuta era stata quella di dare ad ogni bambino la divisa per la scuola in modo da farli sentire uguali agli altri bimbi che frequentano le scuole normali.
In India la divisa a scuola ha ancora un'importanza enorme, è fondamentale.
Mi era stato fatto notare però che una divisa deve essere mantenute in ordine ed è difficile negli slum che questo si possa realizzare.
La scelta era caduta quindi su una tuta, che, volendo, sarebbe potuta diventare la divisa dei bambini dalla scuola di Loyola.
L'idea si è dimostrata vincente visto l'entusiasmo con cui i bambini hanno accolto questo dono.
La scena della distribuzione è stata indimenticabile: i bambini, in fila e ordinati ritiravano la tuta che veniva scelta ad occhio in base alla corporatura e poi, dietro l'ambulanza delle suore, che fungeva da improvvisata barriera per lo spogliatoio, indossavano la tuta e si ripresentavano per il controllo.
Se la tuta risultava della misura giusta andavano nel gruppo di quelli sistemati altrimenti veniva data loro un'altra misura e ripartiva l'operazione camerino.

Alla fine, dopo un bel po' di risate, tutti i bambini risultavano a posto e, caricato sull'ambulanza il materiale rimasto, salutavamo tutti con un caloroso arrivederci al prossimo Natale.

E poi tutto è scorso rapidamente secondo il solito copione, il ritorno all'ostello, l'ultima occhiata al bagaglio con un occhio particolare al peso per non pagare salatissime soprattasse, i saluti a chi resta, il taxi, l'aeroporto, l'attesa della partenza... il ritorno a casa con gli occhi pieni di tante cose belle e la mente che inizia a lavorare, a pensare, a progettare...

Le promesse che abbiamo fatto in questi giorni sono molto impegnative ma questi progetti sono veramente stimolanti.
Un grazie ancora di cuore a tutti coloro che ci forniscono il loro sostegno che ci permette di guardare con serenità e fiducia al domani e che ci consente di non angosciarci troppo per gli impegni assunti.
Grazie anche a nome di tutte le persone che spendono quotidianamente la loro vita a favore di tutti questi bambini che, aiutati da questi bellissimi progetti, possono sperimentare che cosa sia la solidarietà e soprattutto sperare in un futuro migliore.

Grazie ancora di cuore

 

 

Cantù, 04.01.2009


KAL ONLUS - Foto Diario