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SETTEMBRE 2009 - Parte 1

Settembre 2009

Questa volta sono accolto da una Calcutta piovosa e grigia; siamo ancora in periodo monsonico e anche se l'intensità dei fenomeni va scemando pur tuttavia siamo ancora nella stagione delle piogge. Il primo impatto all'arrivo è con il "cordone sanitario" approntato per combattere l'arrivo della nuova influenza A , la "swine flu" come qui viene chiamata. Tutti in coda davanti ad un banchetto dove, con la serietà dei bimbi che giocano al dottore, tre o quattro tipi con camice bianco, mascherine e cuffiette da sala operatoria ritirano il modulo che hai precedentemente compilato, ti misurano la febbre e, se inferiore a 37° C ti timbrano il foglio che consegnerai poi all'ufficio immigrazione.
Il mio 36,4 mi permette di ottenere il timbro mentre chi mi precedeva in coda è trattenuto fra urla e strepiti a causa di un terribile e sospetto 37,1... Il primo giorno viene come al solito speso in un relativo riposo per svolgere tutte quelle incombenze di rito come il cambio della valuta eccetera.
Il mio rapporto di amore-odio con questa magica città oggi punta decisamente in basso: non sopporto l'arroganza degli automobilisti, per lo più tassisti, che fanno l'impossibile per investirti; non mi riesce di accettare tutto lo scatarrare ed il soffiarsi il naso con la nuda mano che qui è usanza consolidata (e poi fra le raccomandazioni anti "swine flu" c'è il consiglio di usare fazzolettini di carta monouso...) mi dà noia il chiasso assordante che ognuno cerca di aumentare con il proprio contributo: tutto oggi mi appare ostile, ma poi basta un nonnulla, il sorriso sincero di uno dei tanti abitanti dei marciapiedi per ridarmi un po' di carica: infilo nelle orecchie le cuffie del mio iPod e sulle note della pastorale di Beethoven mi butto nella caotica e frenetica vita di Alimuddin street, giù, verso il New market.

L'indomani, giorno otto settembre, mi reco all'aeroporto per tempo perché non si sa mai che scherzi possa fare il traffico di questa amata/odiata città.

Prenderò il volo dell'Air India delle ore 12. È stata una scelta obbligata poiché ho un bagaglio che supera abbondantemente quanto concesso dalla Jet Airways, la compagnia di cui sono solito servirmi per gli spostamenti interni.

Ora capisco perché l'Air India non abbia una buona fama; già i servizi a terra sarebbero tutti da rivedere con autobus scalcinati, ammaccati e con vistose fioriture di ruggine per portare i passeggeri dal terminal sino all'aeromobile. La scaletta però è in buono stato (da quanto visto prima mi aspettavo una scala a pioli...) hostess di volo modello vecchia Alitalia: di mezza età, grassocce, tipici volti indiani con tanto di baffi e basette.
Si parte con un'ora circa di ritardo ed il volo di poco più di un'ora si svolge senza inghippi offrendo un panorama di fiumi in piena e terreni allagati.

Anche l'atterraggio viene ritardato di una quindicina di minuti: veniamo messi in una rotta di attesa ma alla fine tocchiamo terra senza ulteriori problemi.

 

I ritardi della partenza e dell'arrivo sono dovuti al fatto che la pista dell'aeroporto di Bagdogra viene utilizzata sia dagli aerei civili che da quelli militari ed è un continuo atterrare e partire di caccia dell'aeronautica militare indiana.

La Cina alcuni giorni fa è entrata infatti con le sue truppe in Sikkim (lo stato indiano a nord del West Bengala reclamato da Pechino come territorio cinese) il confine è a poche decine di chilometri da qui e Bagdogra l'aeroporto militare più vicino.
La risposta delle truppe di Delhi è stata immediata, altrettanto velocemente si è mossa la diplomazia ed il problema è stato risolto in pochi giorni ma l'allarme e la tensione restano altissimi.

I Gorkha invece sono tranquilli. Hanno proclamato una tregua negli scioperi e nelle manifestazioni sino a Natale perché proprio in quel periodo ci sarà a Delhi un incontro fra le parti in lotta.

Sister Annfrancesca mi accoglie da sola: i bambini sono a scuola mi puntualizza subito con malcelato orgoglio. La scuola ora funziona proprio bene ed i colloqui che avrò l'indomani con un certo signor Peter della Saint Angels school mi faranno comprendere quale bellissima evoluzione stia avendo il progetto di integrazione e di valorizzazione delle risorse dei suoi bambini dopo il "gemellaggio" con questa scuola.

Mi aspetta, come da copione, la solita festosa accoglienza di tutti bambini cui si è aggiunto ultimamente Acash, un bellissimo frugoletto di sei anni con terribili malformazioni rappresentate da una grave scoliosi che gli genera un vistoso gibbo e da anomalie agli arti superiori (il braccio sinistro è ridotto ad un moncherino inutilizzabile ed il destro, normale sino al gomito, da qui in giù è rappresentato solamente da un abbozzo di mano con un solo lungo dito indice.

L'intelligenza di questo bimbo è perfettamente sviluppata cosicché frequenta anche lui la scuola e con ottimo profitto.

Novità nella casa non ve ne sono a parte lo spostamento della cucina nel locale "store" poiché era necessario ricavare più spazio nel salone.

L'indomani sarà tutto dedicato alla scuola e per andare a vedere il villaggio di Chimney, a un'ora circa di Jeep da Kurseong verso il confine nepalese.

Piove abbondantemente tutta la notte e l' indomani, arrivate le maestre, saliamo assieme ai bambini verso la scuola e qui ognuno fa a gara nel mostrare le proprie abilità e la propria bravura.

Acash è sicuramente il più fenomenale con il suo ditino da ET perennemente in movimento ed aiutandosi con il piede si esibisce in un saggio di calligrafia.

C'è anche Cacciù (Sabrina Maria) con la sua spasticità così invalidante. Anche lei estremamente intelligente e sensibile, indica con la manina incerta per i movimenti involontari che la percorrono le lettere dell'alfabeto che la maestra pone poi sulla lavagna magnetica a comporre il suo nome. Brava Cacciù!

Surap nel suo piccolo banco vicino a Dona si cimenta con una pagina di aste di antica memoria.

Poco lontano Pavitra (che fino all'anno scorso frequentava la scuola normale ma è stato consigliato di ritirarla a causa dalla sua troppo esuberante condotta) Manisha, Raju ed Anjena, tutti allo stesso tavolo, appartengono alla classe superiore ed hanno un' insegnante tutta per loro.
Sono un po' il "college" della scuola.

Il programma che questi bimbi seguono è il programma della scuola statale e quindi una volta terminato l'anno scolastico potranno superare gli esami presso la scuola Saint Angels, privata ma legalmente riconosciuta dallo Stato del Bengala, ed alla fine del ciclo riceveranno il relativo attestato. È un programma molto bello e ne parleremo nel pomeriggio con il famoso signor Peter, responsabile della Saint Angels school.

Lasciati i bimbi al loro lavoro con la jeep ci dirigiamo verso Chimney che (lo riconosco strada facendo) è lo stesso villaggio dove eravamo stati anni fa, all'inizio del nostro rapporto con sister Annfrancesca, a vedere il terreno su cui sarebbe dovuta sorgere una nuova casa; tutto però era naufragato per la scomodità e l'isolamento di questo villaggio e soprattutto perché si era presentata contemporaneamente l'opportunità dell'acquisto di Mary's Sanctuary, l'attuale casa della comunità.

In questo villaggio (è quello da cui proviene Surap) Flame of hope possiede il famoso terreno dove si sarebbe dovuto costruire la casa che viene coltivato da alcuni ragazzi locali che ricevono per il loro lavoro una remunerazione che li aiuta a mantenere le famiglie.

Vi è inoltre una struttura abbandonata oramai da circa tre anni.

Era stata costruita da padre Abraham, l'anziano gesuita che è stato un po' sempre l'angelo custode sister Annfrancesca, ma la sua rimozione dall'incarico che ricopriva aveva fatto sì che il lavoro si interrompesse in quanto chi lo aveva sostituito non aveva giudicato di interesse portare a termine l'opera che invece era estremamente interessante nel progetto di padre Abraham.

Doveva essere una sala di ritrovo per questa piccola comunità, un luogo dove incontrarsi durante la stagione monsonica quando l'inclemenza del tempo costringe la gente in casa per settimane intere.

Ora quelle colonne irte di ferri arrugginiti protese verso il cielo sembrano chiedere di fare qualcosa prima che il tempo e l'abbandono rendano completamente inservibile ed irrecuperabile quanto fin qui costruito.

L'idea di sister Annfrancesca sarebbe quella di terminare l'opera (che non richiederebbe un eccessivo costo essendo la struttura portante già realizzata) ed ottenere oltre al già programmato "centro sociale" anche (ed ecco rispuntare il "pallino" di sister Annfrancesca) una scuoletta rurale per i bambini del villaggio che ora devono percorrere a piedi la distanza da Chimney a Kurseong.

 

Tutto o per lo meno molto dipenderà da quanto i gesuiti chiederanno per rilevare questa costruzione.

Vedremo.

Verso le 11.30 torniamo a Kurseong sempre sotto una pioggia battente e, dopo il pranzo ed un piccolo "rest" (riposo) alle 15 ci rechiamo alla Saint Angels school per parlare un po' nel dettaglio di questo progetto. Sister Annfrancesca ed io, europei "doc", giungiamo cinque minuti prima dell'appuntamento che era fissato per le 15 ma il signor Peter ( indiano altrettanto "doc") arriva verso le 15.30 e mi espone il progetto.

Poiché non è usanza in India che i bimbi disabili frequentino le stesse classi dei bimbi "normali", è impensabile proporre di integrare i bimbi di sister Annfrancesca tra i bimbi della Saint Angels school.
Però anche le mentalità e le usanze più ristrette e radicate possono e talora devono mutare e così si è pensato, primo esperimento in tutto lo Stato del Bengala, di creare una sorta di "gemellaggio" fra le due scuole così che i bimbi di Flame of hope possano, al termine del ciclo di studi, sostenere l'esame e ricevere il relativo titolo assieme ai ragazzi della Saint Angels school.

È un'idea veramente rivoluzionaria per questi posti ma tutte le rivoluzioni hanno avuto bisogno di qualcuno che le facesse partire.

Inoltre quelli della Saint Angels school si impegnano ad andare casa per casa con il loro veicolo a prendere quei bimbi disabili di quest'area che vogliano frequentare la scuola ed a portarli nella scuola di Flame of hope.

Per fare ciò chiaramente la vecchia struttura dovrà essere ampliata ed adeguata anche perché una parte dovrebbe venire riservata come un piccolo ostello a quei bimbi per i quali, abitando troppo lontano, risulterebbe troppo gravoso il tragitto giornaliero casa-scuola e ritorno.

Un piccolo boarding dunque.

La struttura verrà ampliata sul lato est (quello frontale) per ricavare una palestra in cui fare eseguire ai bambini degli esercizi di fisioterapia necessari intercalando questi alle normali lezioni.

Una stanza del retro che all'epoca della costruzione di Flame of hope era la camera da letto dei più grandicelli, essendo estremamente buia ed umida verrà ristrutturata rialzando il pavimento di una ventina di centimetri e riempiendo l'intercapedine di materiale isolante e, sacrificando il piano superiore (il sottotetto dove dormivano i più piccoli), verrà abbattuto il soffitto-pavimento e realizzata una nuova copertura del tetto con materiale plastico trasparente che doni una luminosità diffusa al locale.

La stanza che era stata preparata a suo tempo per la mamma di Rakhi e Karan ed i suoi bimbi verrà utilizzata per realizzare il piccolo ostello cui si accennava prima.
Esternamente l'orto ha già ceduto il posto a un'area giochi in costruzione in cui spiccano due canestri da basket a misura di bambino. Attendiamo ora un progetto definitivo con i relativi dettagli e costi preventivi ma comunque l'appoggio a Flame of hope resterà anche per il prossimo anno una delle priorità di Kal.
La serata riserva per i bimbi uno spettacolo insolito.
Ho portato con me alcune bende gessate per potere eseguire un calco dei piedini di Meena al fine di farle preparare in Italia delle calzature idonee su misura.
Meena è affetta da una grave malformazione ai piedi per la quale è costretta a camminare sulla testa dei metatarsi; in pratica cammina sempre in punta di piedi e senza delle scarpe idonee, ora che crescendo aumenta anche il peso, i problemi vanno aumentando.
Con tutti i bimbi intorno, curiosissimi, inizio il mio lavoro che, alla fine dà un buon risultato, con due calchi quasi perfetti che riporterò con me in Italia e che desteranno puntualmente la curiosità dei militari ai vari security check e richiederanno ogni volta una esauriente spiegazione.

L' indomani sveglia presto poiché il volo è alle 12.15.

Ma la jet Airways è in sciopero e quindi dovrò trovare un'un altro volo che mi porti a Guwahati dove mi aspettano le missionarie di Christ Jesus che mi accompagneranno a Maweit.

La partenza così mattiniera ha il suo significato: bisogna andare a vedere un terreno che il vescovo di Siliguri vuole cedere a Sister Annfrancesca in quanto vorrebbe che la suora svolgesse la sua missione anche nella sua diocesi.

Il vescovo è però dovuto partire improvvisamente per Delhi e così parliamo con il suo tesoriere che ci accompagna a vedere il posto.

Il terreno è un bell'appezzamento pianeggiante di circa 10.000 m² contiguo ad un'area della diocesi dove è stata realizzata una Chiesa ed una scuola.

Sister Annfrancesca qui non sarebbe isolata come a Kurseong e ciò le darebbe un'indubbia tranquillità.

Inoltre, sempre a detta del vescovo di Siliguri, è molto più probabile che Sister Annfrancesca riesca qui a trovare altre ragazze pronte a condividere la sua scelta raggiungendo così quel fatidico numero 14 che sono le persone necessarie per potere richiedere il riconoscimento di un nuovo ordine.
Questa non è una questione di secondo ordine.
Quanto si sta mettendo in piedi attorno questa meravigliosa figura che è Sister Annfrancesca rischia di non avere più un futuro nel momento in cui la suora non sarà più in grado di seguire tutto questo lavoro (perché anche lei è un essere umano che invecchia e muore) se si riuscisse nel frattempo a costituire un qualcosa di organico che garantisca continuità all'opera, sicuramente darebbe un futuro.

più certo a tutti i bimbi di Flame of hope di adesso e di quelli che verranno. Ma le vocazioni, si sa, vengono da Dio ed è quindi a Lui che dobbiamo affidare questa nostra speranza supportandola con la preghiera.

Su questo terreno verrebbe realizzata una casa famiglia sul modello di quella di Kurseong e possibilmente un dispensario in quanto essendo questo luogo raggiungibile anche a piedi da Siliguri con un tragitto di poco più di un'ora (sono 7 km) potrebbe essere di grande utilità alla popolazione povera di quest'area.


Ora, ricapitolando, i progetti di sister Annfrancesca sarebbero tre: l'ampliamento della scuola per i bimbi disabili, il recupero della struttura dei gesuiti a Chimney e la realizzazione della nuova casa famiglia a Siliguri. Abbiamo deciso che sarebbe da dare la priorità all'ampliamento della scuola; a seguire verrebbe la casa famiglia di Siliguri anche in previsione che questo attiri altra ragazza attorno a sister Annfrancesca garantendo quindi la sopravvivenza della comunità e per ultimo un po' distanziato, il recupero della struttura di Chimney. Qui molto se non tutto dipenderà da quanto chiederanno i gesuiti.

Quindi di corsa all'aeroporto dove un aereo della G air mi porterà a Guwahati.

Nel tragitto da Bagdogra a Guwahati colpisce lo spettacolo del Brahmaputra in piena: anche da 10.000 m di altitudine appare come un corso d'acqua impressionante.
Mi era capitato sinora di vederlo solamente nel periodo secco.

A Guwahati trovo sia Sister Jane che Sister Maria provenienti da Tura. Appreso dello sciopero di Jet Airways, hanno intuito che avrei preso il volo con un'altra compagnia ed hanno aspettato il primo volo da Bagdogra.

L'autista, il "driver", è lo stesso dell'anno scorso " very good driver" come sottolineano le suore. In realtà è un diavolo scatenato capace di fare diventare i capelli bianchi anche a me che sono tutt'altro che impressionabile.

E' sveglio dalle cinque e, a parte la sosta di un paio d'ore Siliguri, guida ininterrottamente da più di otto ore.

Ad un tratto si ferma per un per uno spuntino a base di riso e verdure e per bere un non so che cosa (posso solo avanzare delle ipotesi) fatto sta che le due ore che seguiranno mi resteranno a lungo della mente per i sorpassi mozzafiato spesso in curva e per la velocità assurda nell'oscurità più assoluta completamente accecati dai fari dei veicoli che incrociamo.
Ciliegina sulla torta una telefonata al cellulare che distraendolo per un attimo ci fa rischiare uno spaventoso frontale con un grosso camion che proviene in senso opposto.


KAL ONLUS - Foto Diario