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SETTEMBRE 2009 - Parte 2

Dopo due ore di spaventi e tensione, verso le venti arriviamo alla casa madre di Shillong dove trovo ad accogliermi praticamente quasi tutte le suore del Meghalaya.
Da domani infatti inizia il ritiro per gli esercizi spirituali. C'è la meravigliosa sister Guadalupe del lebbrosario di Tura che mi accoglie con l'affetto di una mamma (ricambiato) c'è sister Rebecca del dispensario di Mendal, sister Jane direttrice della scuola di Balamagre e sister Gloria superiora della casa di Tura. E poi ancora sister Margherita e sister Carmen da Sonapahar e sister Hellen Albissouri da Maweit oltre naturalmente alle suore che abitualmente risiedono a Shillong fra cui la fantastica sister Angeles 87 anni compiuti ma un brio e uno spirito da ventenne. Fu lei a fondare una cinquantina di anni fa la casa di Shillong.
Sono tutte estremamente eccitate: gli esercizi spirituali sono un'occasione unica per vedersi tutte assieme e per scambiarsi idee ed informazioni. Questo però fino a domattina perché dall'inizio degli esercizi nessuno potrà più parlare (questo per una settimana) . Qui mi accoglie anche sister Sarah la superiora regionale che mi accompagnerà domani mattina a Maweit. Il viaggio da Shillong a Maweit inizia come dalle previsioni di sister Jane con un cielo terso di un azzurro intenso (la sera precedente c'era stato un tramonto "rosso"). Ma siamo in stagione monsonica e ci mette poco a rannuvolarsi ed a scaricare un bell'acquazzone. Durante la prima parte di questo tragitto ho modo di approfondire con sister Sarah la natura dei problemi che si sono verificati e che hanno causato il ritardo nell'esecuzione delle opere murarie del dispensario di Maweit.
I problemi verificatisi sono stati di due ordini. Il primo, che ha avuto le ripercussioni più pesanti nei mesi tardo primaverili (i più utili peraltro per via del clima secco e della conseguente praticabilità delle strade) è stata la promulgazione da parte del governo del Meghalaya di una legge che obbliga all'impiego di lavoratori locali nelle aree tribali il problema è che il nostro contractor impiegava soprattutto manodopera proveniente dal Bangladesh: lavoratori molto bravi e per di più pagati a tariffe inferiori.

I Kashi (Maweit è nelle Kashi hills, il territorio di questa tribù) al contrario sono pessimi lavoratori, estremamente "lavativi" e per giunta la paga con questi deve essere superiore.

 

Quindi il danno e la beffa.
Il contractor ha provato ad ignorare le norme col risultato che sono scoppiati disordini e pestaggi che hanno avuto il risultato di fare scappare i lavoratori del Bangladesh.
Questo ha provocato un primo rallentamento dei lavori. Il monsone poi ha fatto il resto rendendo per più di due mesi Maweit completamente irraggiungibile dai grossi camion che trasportano il materiale e ciò ha fatto sì che dai primi di luglio i lavori si siano completamente arrestati.
Inoltre, ulteriore tegola su questo progetto, il materiale in questi ultimi mesi ha subito un incremento di prezzo altissimo che deve far rivedere chiaramente al rialzo il preventivo per la realizzazione di questi due progetti. Tutte queste brutte novità uniti alla pioggia battente che rendeva il paesaggio abbastanza tetro avevano fatto iniziare il viaggio non certo nel migliore dei modi. Dopo una sosta a Nongstoin per far rifocillare il driver e dopo aver bevuto la classica tazza di tè in un bugigattolo sporco e fuligginoso, riprendiamo il percorso e qui... inizia il bello o meglio il brutto poiché anche se da Maweit ci separano poco più di 37 km impiegheremo più di quattro ore e mezzo per raggiungerlo. La strada è brutalmente dissestata. Superiamo poco dopo la deviazione per Sonapahar la corriera che va a Maweit. È il primo giorno che fa servizio dopo due mesi di interruzione dovuta al maltempo e lo si capisce da come è stipata fino all'inverosimile di persone animali e cose.
Durante questa seconda parte del viaggio ho l'opportunità di parlare con sister Sarah di vari argomenti e di approfondire la conoscenza reciproca ed ho dovuto ricredermi su alcuni giudizi forse troppo frettolosi dati su questa persona. Dopo salti, scossoni, sussulti, bagni di fango e pericolose slittate arriviamo finalmente a Maweit ma troviamo la missione praticamente deserta essendo tutte le sisters a Shillong per il ritiro.
C'è solo la giovane sister Concita che ci fa gli onori di casa. Sono oramai le 16 e resta poco più di un'ora di luce e quindi andiamo subito a vedere i lavori del dispensario.
Mi posso ora veramente rendere conto che se non ci fosse stata l'interruzione per l'impraticabilità della strada saremo veramente alla fine. Manca infatti solamente la soletta dell'ultimo piano.
Al piano terreno sono state ricavate cinque ulteriori stanze dallo spazio ottenuto sbancando il terreno nella parte più a valle della costruzione. il primo piano appare in parte con i muri divisori in mattoni già realizzati ed una scala in cemento armato porta all'ultimo piano che, come detto, è quello che attende di essere ultimato.

 

Sister Sarah mi fa notare (per tranquillizzare Antonio che aveva espresso il suo i dubbi e le sue perplessità circa la sicurezza antisismica della costruzione) come l'armatura di ferro dalle colonne abbia un doppio anello di solidarizzazione delle varie aste.
E' questo che conferisce una resistenza particolare in caso di terremoto. Da medico annuisco e prendo atto.Ed ecco ora affrontare con sister Sarah il problema che a me sta più a cuore: la messa in operatività del dispensario in tempi brevi. Secondo il progetto originale infatti appena terminata la costruzione del dispensario vi sarebbero state trasferite le bambine del boarding in quanto il nuovo boarding dovrà sorgere sullo stesso terreno del vecchio dopo averlo abbattuto. Solo ad ostello terminato le ragazze vi farebbero ritorno liberando il dispensario che potrebbe così diventare operativo.

Questo poteva andar bene qualora fossero stati rispettati i tempi originali: il dispensario pronto entro giugno-luglio 2009 ed il boarding per la primavera 2010 ma tutto ora fa pensare che se anche il boarding subirà ritardi simili, diventi inaccettabile uno slittamento così lungo dell'inaugurazione del dispensario. La mia proposta, peraltro subito accettata da sister Sarah con cui oramai c'è un feeling quasi perfetto, è di spostare le ragazze, una volta terminato il nuovo dispensario, non nel dispensario nuovo bensì nel vecchio.
Ciò permetterebbe di poter demolire il vecchio boarding e di iniziare sullo stesso terreno i lavori del nuovo ma soprattutto l'immediata operatività del nuovo dispensario appena terminati i lavori (novembre?).
Purtroppo rimane aperto il problema dell'aumento dei costi legato non solo al fatto di avere realizzato quelle varianti al progetto originale per ricavare le cinque stanze in più al livello terreno ma anche quelle del vertiginoso aumento dei prezzi delle materie prime.
Rimango d'accordo con sister Sarah che elaborerà una nuova stima dei costi dell'opera che ci farà avere quanto prima via e-mail.
Il ritorno da Maweit avviene con tempo decisamente bello e la gente (oggi è sabato) ne approfitta per fare il bucato. E' incredibile come queste popolazioni siano attaccate alle tradizioni. In lingua Kashi sabato si dice sngi sait jain : giorno per lavare i vestiti. Ogni giorno della settimana ha il suo significato racchiuso nel nome e così per esempio il giovedì è il giorno per fare visita ai parenti e così via.
Lungo la strada incontriamo numerosissime mandrie di mucche sorvegliate da quelli che qui chiamano i "chow boys".
Nulla però che ricordi i rudi mandriani nordamericani che il cinema western ci ha fatto conoscere così bene.
Qui i chow boys sono effettivamente dei boys, spesso purtroppo addirittura dei bambini, sottratti all'infanzia ed alla scuola da una cultura a volte impietosa.

 

In tutto il Meghalaya, e quindi anche nel territorio dei Kashi, vige un ferreo matriarcato a differenza di quanto avviene nel resto dell'India.
E' la donna a reggere le sorti della famiglia, a "portare i pantaloni" ed infatti quando i Kashi si sposano sono i maschi che lasciano la propria casa e vanno a vivere nella famiglia della sposa.
Da ciò deriva l'abitudine consolidata dalla tradizione di non investire risorse nei figli maschi; la scuola nelle famiglie povere viene riservata alle femmine e così tanti bambini finiscono o in miniera o, appunto, a fare i chow-boys.
Anche il duro lavoro dello "spacca sassi" qui viene spesso svolto dai bambini (anche se la legge indiana vieta il lavoro minorile fissando il limite minimo ai 14 anni).
Dopo un viaggio reso piacevole dalle condizioni atmosferiche e dai panorami che questa splendida regione offre, raggiungiamo Shillong nel primo pomeriggio.

In casa madre non c'è molto da fare anche perché è iniziato il ritiro e nessuno può parlare e così sister Sarah mi propone di andare a visitare il museo Don Bosco, un interessantissimo museo etnografico-antropologico sulla cultura e le usanze di tutte le popolazioni tribali del nord-est. Sono due ore piacevolissime in compagnia di quella che si rivelerà un eccezionale cicerone.
Alla sera dopo una rapida cena mi ritiro in camera per riordinare un po' le cose ma ogni tanto vengo interrotto dal bussare di qualche suora che " infrange" la regola del silenzio per venirmi a salutare e così fanno sister Guadalupe, sister Rebecca sister Usha ecc. ecc. (in pratica quasi tutte).
L'indomani nuova corsa verso Guwahati.
La jet Airways è ancora in sciopero e con un aereo dell' Indigo (una compagnia low cost indiana decisamente buona) arrivo a Calcutta nel pomeriggio per il meritato riposo.Rimane un solo appuntamento ora: quello con sister Molly che mi aggiornerà con le novità sul progetto di Kudda in Jarkahand dove si è realizzato un nuovo piano al boarding dei ragazzi della locale scuola e sulla casa per le bimbe di strada di Bandel.
Ora mi attende un lungo periodo di lavoro. La prevedibile pandemia di influenza da virus A non mi permetterà infatti di tornare nuovamente in India prima del giugno del prossimo anno ed in quell'occasione sicuramente (spero) potrò vedere il dispensario e l'ostello di Maweit ultimati ed operativi e parecchie altre novità a Kurseong e a Siliguri.


KAL ONLUS - Foto Diario