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LEBBROSARIO DI TURA: finanziamento e mantenimento

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Il Lebbrosario di Tura:

Il lebbrosario di Tura è sorto agli inizi degli anni '50 grazie all'impegno ed alla eroica tenacia di Sister Guadalupe Velasco, una suora basca delle Missionaries of Christ Jesus, che dal 1948, anno in cui, venticinquenne, raggiunse la missione di Madre Camino, non ha più lasciato i "suoi" lebbrosi.

Questa suora è una persona veramente eccezionale, il cui incontro non può non lasciare un segno profondo: alla mitezza ed alla dolcezza unisce una forza ed una determinazione incredibili.

Ancora oggi a ottantacinque anni suonati la sua giornata inizia alle 4 del mattino e la vede impegnata ed attiva sino alle 22. SISTER GUADALUPE CON I FIGLI DEI "SUOI" LEBBROSI

Tutti i giorni percorre a piedi i quattro chilometri che separa la casa delle suore dal lebbrosario, spesso da sola (ma "sola" non sono mai, puntualizza lei: c'è sempre Dio con me...).

E' un'altra "Madre Teresa" ma vive nel silenzio, fuori dalla luce dei riflettori: il servizio è il medesimo.

I suoi "poorest of the poor" sono stati e sono i lebbrosi che ha sempre assistito con un'impegno che definire eroico non è eccessivo.

La lebbra è stata da sempre, presso tutte le culture, considerata come una maledizione divina, una malattia che escludeva per sempre dalla società. Il lebbroso è stato allontanato, sfuggito, relegato, ghettizzato.

Proprio la ghettizzazione, la concentrazione di questi ammalati in condizioni igieniche proibitive faceva si che la lebbra continuasse a tramandarsi all'interno delle famiglie.

Quando Follerau diceva che con il costo di due cacciabombardieri si sarebbe potuta debellare la lebbra nel mondo si riferiva chiaramente al costo dei farmaci che è effettivamente basso.

Ma per debellare la lebbra è necessario debellare la povertà e la miseria, è indispensabile cambiare le condizioni igieniche e soprattutto le abitudini di vita della gente.

Perché se il sano oppure chi è stato curato, continua in famiglia a bere dalla stessa brocca in cui beve il lebbroso è inevitabile che riammali.

Anche in Europa la lebbra era ben presente sino agli inizi del secolo scorso e non sono stati certo gli antibiotici (peraltro non ancora scoperti) ad eradicarla bensì le migliorate condizioni igieniche ed economiche della popolazione.

Il primo pensiero di Sister Guadalupe è stato quindi quello di creare un lebbrosario, in un'area isolata di Tura, al di là del fiume, su una collinetta.

Ogni famiglia ha costruito o è stata aiutata a costruire la sua capanna, in bambù (come del resto tutte le abitazioni dei villaggi delle Garo Hills) o, più recentemente, in mattoni e cemento.

Ordine e pulizia ovunque.

All'ingresso della "Leper colony" c'è l'infermeria-dispensario ove ancora oggi l'instancabile Suora "enfermera" medica giornalmente i suoi "ultimi" malati.

Nei tempi di massima espansione il lebbrosario contava più di duemila persone, ora sono poco meno di un centinaio e di queste soltanto alcuni necessitano di cure medico-infermieristiche.

Poco oltre l'infermeria vi è una vasta tettoia che funge da punto di incontro della piccola comunità.

Poco distante si trova la scuola e tutto attorno, affacciate ai vialetti scoscesi lungo la collina, le capanne.

La scuola: anche qui la scuola ha avuto un'importanza strategica.

Sin dai primi tempi i figli dei lebbrosi non venivano accettati nelle scuole normali proprio perché "figli dei lebbrosi". La paura del contagio creava un muro di diffidenza e di incomprensibilità impossibile da demolire.

Ed ecco l'intuizione, rivelatasi vincente, di Sister Guadalupe.
Creare una scuola per i bimbi all'interno del lebbrosario: dopo le prime classi i ragazzi venivano "spostati" in collegi lontani da Tura, qui raggiungevano i vari gradi di istruzioni, si diplomavano, e iniziavano poi a tornare a Tura non più come "figli dei lebbrosi" ma come maestri, infermieri, impiegati statali eccetera.

Il cambio generazionale portava pian piano ad abbattere (assieme ai risultati medici della lotta al morbo di Hansen) il muro della diffidenza.

Tura nel frattempo si estendeva ed il lebbrosario veniva pian piano ad essere "abbracciato" dalla città, inglobato nella struttura cittadina.

Ora si trova quasi al centro di Tura ed il torrente che un tempo era un limite invalicabile ora non è altro che quello che è: un corso d'acqua.

Da quattro anni la lebbra è stata ufficialmente dichiarata "eradicata" dalle Garo Hills e come logica ed ineluttabile conseguenza di ciò anche i pur magri contributi statali al lebbrosario sono stati "eradicati", cancellati.

Dimenticando che quel centinaio di persone certo dalla lebbra sono guarite, il Mycobacterium leprae non l'hanno più ma non hanno più nemmeno piedi, mani, occhi per vedere e devono comunque mangiare per vivere.

Kal onlus si è assunto l'impegno dal 2005 di supportare economicamente il lebbrosario.

In più, oltre a garantire la distribuzione bisettimanale del riso e del "dal" (le lenticchie gialle, con il riso alla base dell'alimentazione di queste popolazioni) dall'inizio del 2006 ad ogni lebbroso vengono distribuite regolarmente, uova, carne di pollo o di maiale, olio e zucchero così da passare da una dieta di mera sopravvivenza a pasti veri e propri degni di un tale nome.

Fra i progetti futuri per il lebbrosario figura la progressiva estensione della rete elettrica ed idrica a tutta la colonia.


KAL ONLUS - Foto Progetto